10 ottobre 2022 13:02

Il 3 ottobre il governo britannico ha ritirato il taglio dell’imposta sui redditi più alti, che avrebbe portato l’aliquota maggiore dal 45 al 40 per cento, sottolineando che questa misura aveva “distratto” l’opinione pubblica dalla reale portata ed efficacia dell’intera manovra di bilancio presentata il 23 settembre.

Il cancelliere dello scacchiere Kwasi Kwarteng, infatti, aveva proposto un piano di tagli alle tasse da 45 miliardi di sterline, il più grande degli ultimi cinquant’anni, a cui si aggiungono sessanta miliardi di sterline previsti per limitare il costo dell’energia elettrica di aziende e famiglie britanniche nei prossimi sei mesi. Il rapido dietrofront del governo conservatore guidato da Liz Truss è dovuto soprattutto alla clamorosa bocciatura degli investitori, che non avevano apprezzato l’idea di finanziare i tagli in gran parte con il ricorso al debito.

Per questo all’annuncio della manovra la sterlina era crollata ai valori più bassi degli ultimi 35 anni e i tassi d’interesse sui gilt, i titoli di stato britannici, erano saliti ai livelli più alti del 2008, mettendo a rischio la stabilità dell’intero sistema finanziario britannico e spingendo la Banca d’Inghilterra a fare un intervento d’urgenza.

A rischio chi fa deficit
La vicenda britannica, in realtà, è anche un campanello d’allarme per il resto del mondo. Il messaggio mandato dai mercati finanziari, osserva il Wall Street Journal, è che “oggi il mondo è diventato un posto più rischioso per chi fa deficit”. Negli ultimi anni tutti i governi si sono indebitati pesantemente per affrontare le conseguenze della pandemia, ma si è fatta strada l’idea che la capacità degli stati di raccogliere finanziamenti sia illimitata. “Quel mondo è finito”, continua il quotidiano statunitense. “In molti paesi l’inflazione è troppo alta, e potrebbe restare così. Lo hanno capito, un po’ in ritardo, anche le banche centrali, che stanno alzando il costo del denaro ai ritmi più alti degli ultimi quarant’anni”.

Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), nel 2007 i debiti di governi, aziende e famiglie erano pari al 195 per cento del pil globale, mentre alla fine del 2020 erano arrivati al 256 per cento. Un peso sempre più difficile da sostenere, scrive sulla Reuters il commentatore Hugo Dixon, “perché i tassi d’interesse sono stati aumentati per combattere l’inflazione, mentre la pandemia e ora la crisi energetica stanno frenando l’economia globale e spingendo gli investitori a rischiare di meno. Tutto questo causerà problemi soprattutto in Europa, in Cina e in quasi tutti i paesi in via di sviluppo (è il caso di Sri Lanka, Ghana, Egitto, Pakistan), influenzando negativamente sia le politiche interne sia quelle estere”.

Nell’Unione europea lo spettro della recessione è legato soprattutto alla crisi provocata dal rialzo straordinario dei prezzi energetici, un problema che potrebbe addirittura minare l’unità interna dell’area e la solidarietà tra i suoi stati, come dimostrano le polemiche suscitate negli ultimi giorni dal governo tedesco. “Il prossimo inverno la Germania potrebbe essere costretta a tagliare le esportazioni energetiche verso la Francia e altri paesi per prevenire problemi alla sua rete elettrica”, scrive il Financial Times.

Il quotidiano britannico riporta le parole di Hendrik Neumann, capo delle operazioni tecniche della Amprion, il principale operatore della rete elettrica tedesca. Le sue parole non lasciano tranquilli gli altri paesi europei. Ogni interruzione o riduzione delle forniture tedesche può peggiorare la carenza di elettricità soprattutto in Francia, continua il quotidiano britannico, dove quasi la metà delle 56 centrali nucleari del paese è attualmente fuori servizio.

La situazione ricorda quella del 2020 con l’intera Europa in difficoltà a causa della pandemia, scrive Le Monde

Le dichiarazioni di Neumann arrivano poco dopo l’annuncio del 29 settembre con cui Berlino ha deciso di mettere a disposizione uno “scudo protettivo” di duecento miliardi di euro per ridurre le bollette delle aziende e delle famiglie tedesche. Il progetto del governo guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz ha suscitato dure reazioni in vari paesi europei, soprattutto in quelli più indebitati e quindi con meno possibilità finanziarie, che vedono a rischio il principio della solidarietà dell’Unione. Il presidente del consiglio italiano Mario Draghi ha dichiarato che “davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi consigli europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali, proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina”.

Al quotidiano francese Le Monde la situazione ricorda quella del 2020 quando, con l’intera Europa in difficoltà a causa del covid-19, “la Germania comprò mascherine e vaccini senza preoccuparsi dei suoi partner comunitari, anche se in seguito accettò di appoggiare un piano europeo per la ripresa dell’economia del continente e l’acquisto congiunto dei vaccini”.

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Qualche spiraglio verso l’unità in realtà si vede. Il 5 ottobre la Germania si è detta disposta ad avviare programmi d’acquisto in comune del gas, che finora aveva sempre respinto. L’apertura, tuttavia, arriva in ritardo, visto che gran parte dei paesi europei ha quasi riempito i propri stoccaggi.

Un’altra novità arriva dalla Commissione europea, che in un lettera inviata ai capi di stato e di governo dell’Unione europea ha espresso la necessità d’introdurre un tetto transitorio al prezzo del gas stabilito sul mercato olandese Ttf, in attesa di individuare un nuovo meccanismo di valutazione. Bruxelles, inoltre, propone misure coordinate al livello europeo per la riduzione dei consumi di gas e accordi di solidarietà tra i paesi dell’Unione. “Oggi più mai l’Europa ha un estremo bisogno di unità”, commenta il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung. “Più i cittadini si preoccupano per i loro posto di lavoro e per il costo del riscaldamento, più sarà difficile trovare una risposta comune alla guerra d’aggressione della Russia. La Germania non è l’unico paese dell’Unione che si sta comportando in modo poco solidale. Ma quando un’accusa riguarda il primo della classe pesa il doppio. Il cancelliere Scholz farebbe bene a ricordarsi di una frase pronunciata da chi l’ha preceduto, Angela Merkel, durante la pandemia: la Germania va bene solo se l’Europa va bene”.

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