Il 3 settembre un ragazzo marocchino di 17 anni è morto in un centro di detenzione di Ceuta, l’exclave spagnola in Marocco. Secondo le autorità era malato di diabete ed è deceduto a causa di una grave ipoglicemia. Sulla vicenda è stata avviata un’indagine.

A un mese dall’inizio della crisi migratoria che ha visto l’arrivo straordinario di più di 70mila persone a Ceuta il 30 e il 31 luglio, non si conosce il numero esatto di minori stranieri non accompagnati che si trovano ancora nel territorio spagnolo. Secondo la legge, Madrid si deve occupare della loro protezione e non può respingerli. Le stime parlano di 1.400 o 1.600 minori. I trasferimenti dall’exclave in altre aree della Spagna vanno a rilento anche per le proteste degli spagnoli e per le resistenze degli amministratori locali ad accoglierli.

La maggior parte dei migranti arrivati a Ceuta è stata respinta nelle ore successive all’arrivo, ma circa cinquemila persone sono rimaste nell’exclave. La maggior parte di loro dorme per strada o sulla spiaggia e deve affrontare attacchi continui degli abitanti della città e proteste sempre più violente.

Il 28 agosto in una manifestazione organizzata dai partiti dell’opposizione e dagli abitanti di Ceuta le tende e i pochi oggetti di alcuni dei migranti sono stati dati alle fiamme sulle spiagge di Benítez e del Trampolín.

Molte persone, secondo quanto stanno documentando i giornali spagnoli, stanno lasciando Ceuta volontariamente per tornare indietro, esauste per le condizioni che hanno dovuto affrontare nell’ultimo mese: la scarsità di cibo, la mancanza di alloggi e l’ostilità della popolazione locale.

“Questa non è vita. È un mese che vivo come un topo. Dormo per strada, mangio quello che trovo o quello che mi danno. Ho dolori dappertutto e mi hanno rotto il telefono”, ha detto Karim Molahid al País, mostrando un cellulare con lo schermo rotto. “Mia madre si è ammalata e voglio tornare a casa”, dice piangendo, prima di incamminarsi verso il suo villaggio vicino a Casablanca. Molti dei migranti intervistati dal quotidiano spagnolo hanno confermato quanto già ricostruito da altri giornali, cioè che hanno deciso di entrare a Ceuta in maniera estemporanea dopo avere letto post sui social media, oppure messaggi su Whatsapp che annunciavano l’apertura delle frontiere spagnole.

Secondo fonti ufficiali, circa 162 persone lasciano volontariamente Ceuta ogni giorno. Se le cifre ufficiali fossero confermate, non ci sarebbero più migranti a Ceuta entro poche settimane.

Sánchez sotto pressione

Ma non si placano le critiche al governo guidato da Pedro Sánchez, che il 4 settembre ha riferito in parlamento sulla crisi ed è stato attaccato sia dall’opposizione sia dagli alleati, perché aveva inizialmente escluso un ruolo del Marocco, ma ha successivamente modificato la sua posizione.

Sánchez è stato messo sotto pressione dal Partito popolare e da Vox, ma anche dai partiti dell’estrema sinistra, dopo che il 3 settembre il quotidiano El Español ha pubblicato un rapporto riservato del Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere (Cenif), che individua delle responsabilità del governo marocchino. Secondo il report, che avrebbe dovuto essere riservato e invece è stato pubblicato, la polizia marocchina (tra cui agenti dei servizi segreti) avrebbe “guidato” gli immigrati verso il confine.

“Al momento i nostri servizi segreti escludono che ci sia una responsabilità del Marocco”, ha insistito Sánchez in aula. “Lasciamo che facciano il loro lavoro”, ha aggiunto, riferendosi alla possibilità che emergano prove sul coinvolgimento di Rabat. Sánchez ha concluso il dibattito chiarendo che non rovinerà i rapporti con il Marocco per le pressioni politiche ricevute dall’opposizione. “In quest’aula abbiamo ascoltato molti che vogliono distruggere i nostri rapporti di buon vicinato con il Marocco. Questa è la loro proposta: ingaggiare un conflitto senza riserve. Io non lo farò”, ha ribadito.

Il premier spagnolo ha spiegato che una rottura con il Marocco avrebbe conseguenze molto gravi, perché implicherebbe ripercussioni imprevedibili con un paese confinante da cui dipendono molte questioni strategiche tra cui il controllo delle frontiere. “Se ci fossero prove, agiremmo di conseguenza”, ha assicurato il primo ministro socialista.

Ma il leader del partito di estrema destra Vox, Santiago Abascal, lo ha accusato di tradimento: “Sánchez è un traditore della Spagna, perfino del suo partito. Non si è trattato di una crisi migratoria, ma di un’invasione”, ha insistito Abascal. Anche il leader del Partito popolare (Pp) Alberto Núñez Feijóo ha attaccato il premier, accusandolo di essere ricattato dal Marocco, inoltre ha minacciato di portare il leader socialista in tribunale per le conseguenze della crisi migratoria di Ceuta.

Anche il movimento di sinistra Sumar e il Partito comunista spagnolo, alleati di Sánchez, hanno criticato il premier per avere agito in ritardo, per non avere ancora trasferito tutti i minori a causa delle resistenze degli amministratori locali spagnoli che non vogliono accoglierli. E infine hanno accusato Israele di essere il responsabile della crisi a Ceuta, insieme al Marocco.

Sánchez ha difeso le sue politiche sull’immigrazione: “Il nostro modello non si basa sulla paura, ma sull’umanità e sulla solidarietà. Potrà non essere molto popolare, ma è quello che funziona. Abbiamo ridotto del 40 per cento gli ingressi irregolari alle frontiere”, ha concluso, ringraziando i cittadini di Ceuta per l’aiuto offerto agli immigrati nell’ultimo mese.

Il rapporto della polizia

Il 2 settembre il quotidiano spagnolo El Español ha reso pubblico un rapporto di 55 pagine del Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere (Cenif) e di cui il ministro dell’interno spagnolo ha dichiarato di non essere al corrente. Basandosi sull’analisi di interviste ai migranti e immagini sui social media, il rapporto conclude che gli agenti della polizia marocchina in divisa e in borghese hanno guidato gli attraversamenti dei migranti, in particolare quelli via mare.

Secondo il Cenif, non si è trattato di un “incidente”, ma di “un flusso consistente di persone verso Ceuta” diretto e pianificato. Il rapporto non identifica responsabili precisi. Il sospetto che non sia stato un incidente è ulteriormente rafforzato dalla presenza limitata delle forze di sicurezza marocchine al confine il 30 e 31 luglio, a differenza del 15 agosto, quando i controlli hanno blindato la frontiera per più di 48 ore, impedendo altri arrivi.

Il documento sottolinea l’importanza dei social media. Messaggi pubblicati su Facebook, Instagram e TikTok nei giorni precedenti all’evento dicevano che la Spagna stava per aprire la frontiera, e spesso confondevano con una presunta apertura delle frontiere la manovra di regolarizzazione avviata da Madrid nei mesi precedenti e ormai conclusa.

Secondo il rapporto del Cenif, la diffusione sui social media di questi messaggi non è stata “spontanea e destrutturata, ma ha seguito uno schema prestabilito per ottimizzare l’impatto dei post”. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, le immagini satellitari mostrano che in quei giorni c’erano meno agenti della polizia schierati alla frontiera anche per la concomitanza con la festa del Trono, una festa nazionale marocchina che si celebra il 30 luglio. Inoltre la polizia esclude che ci sia stato il coinvolgimento di trafficanti e di mafie locali, perché i migranti hanno raccontato di non avere pagato per l’intermediazione.

La descrizione delle ondate di arrivi fa ancora di più pensare a un’operazione organizzata: la prima infatti è stata composta da uomini tra i 15 e i 25 anni, con un’alta percentuale di minori, equipaggiati con mute, ciambelle gonfiabili o galleggianti e di nazionalità marocchina. La seconda ondata era invece formata da persone intorno ai quarant’anni con abbigliamento sportivo e ciabatte infradito. Una parte di loro era di origine subsahariana. Infine una terza ondata di giovani con “attrezzatura specifica per la traversata a nuoto”, quasi esclusivamente provenienti dal Marocco. Queste tre ondate avrebbero contribuito a disorientare le autorità spagnole e a renderne inefficace la risposta, anche per la presenza di un numero importante di minori.

Ha fatto molto discutere il fatto che il ministro dell’interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska non fosse al corrente del rapporto, consultato invece dal giudice che si sta occupando dell’inchiesta sulla crisi di Ceuta. Sánchez ha criticato il dipartimento dell’immigrazione per “non aver condiviso il rapporto con il governo”, ma per molti analisti questo è un’ulteriore segnale della crisi e dell’isolamento dell’esecutivo spagnolo a un mese dagli arrivi straordinari di Ceuta.

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