Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Sonia, 41 anni.
Il primo giorno
“Stiamo insieme da più di dieci anni. Ho incontrato mio marito al liceo, ci siamo sposati, abbiamo avuto una figlia. Una successione di eventi del tutto logica, forse anche un po’ piatta. Metto in pratica il modello che la mia educazione mi ha insegnato, sono un trenino che corre tranquillo sui suoi binari. Non ho esigenze particolari ma è normale, non ho conosciuto altro. Il mio compagno è più un buon amico che un amante. Prendo un contraccettivo che mi ha tolto la libido, ma non mi faccio troppe domande, non so cosa sia il desiderio sessuale.
Smetto di prendere la pillola perché vogliamo un secondo figlio. Sento il mio corpo cambiare con la produzione ormonale. Lavoro all’aperto e passo molto tempo in campagna, nei campi. Quel giorno è bel tempo e cammino accanto al mio collega Etienne. Un collega simpatico e divertente, che non ho mai guardato davvero.
Ci ho lavorato insieme per mesi senza provare alcuna emozione. Ma in quel campo, mentre lo guardo camminare davanti a me, sento qualcosa di diverso, un’attrazione forte, anche se non è cambiato niente. La mia reazione mi destabilizza, prima non mi era mai successo di desiderare qualcuno così. Mi dico che allora è questo il desiderio sessuale, che esiste davvero, che non sono più malata, come continua a ripetermi mio marito.
Mio marito mi chiede continuamente di andare da uno specialista per risolvere il mio problema di desiderio, senza mai farsi domande sulle sue responsabilità. Io, intanto, cerco sempre più spesso il contatto con Etienne, la sua vicinanza. Sono molto timida, passiamo dalle serate con altri amici ai messaggi su Msn e così via, non ho nemmeno paura di essere scoperta. Viene a cena a casa mia, mio marito e mia figlia non ci sono. Parliamo molto a lungo, la metropolitana chiude, così rimane a dormire da me. Restiamo immobili nello stesso letto, non ci tocchiamo.
Qualche giorno dopo, ci ritroviamo in un bosco dopo il lavoro. Camminiamo su un sentiero, fianco a fianco, lui si ferma, mi prende la mano e mi bacia. Io non avrei mai osato, ma si risveglia tutto un mondo. Esco dalla mia gabbia, spinta da una forza sconosciuta. Questo abbraccio è inspiegabile per me. Rientro a casa piena di fango, proiettata in questa storia. Mi ripeto che è una follia passeggera, che deve finire, che passerà. Vorrei desiderare mio marito, corrispondere allo schema che vuole che in una famiglia ci siano un papà e una mamma che si amano”.
L’ultimo giorno
“Sono incinta di mio marito, ma quell’attrazione è ancora lì. Continuo a vedere Etienne, anche dopo il parto. Distruggo tutti gli stereotipi della giovane mamma premurosa e irreprensibile. Non sopporto più questa situazione, voglio che mio marito se ne accorga, lascio il telefono ovunque. Una sera in cui abbiamo di nuovo litigato perché non lo desidero, vado a dormire nella stanza accanto e lascio il telefono sul comodino.
Mio marito legge un messaggio di Etienne e mi piomba addosso con il telefono in mano: ‘Sei andata a letto con questo tizio?’. Penso: ‘Finalmente l’ha capito’. Cerca di farmi promettere di non vederlo mai più, poi mi dice che anche lui mi ha tradita.
Il tradimento è un pretesto comodo, il vero problema tra noi è il desiderio. Lui diventa violento, psicologicamente e fisicamente, mi chiude in casa, mi prende la borsa, i documenti, il telefono. ‘Sei uscita dal quadro e voglio che ci rientri. Gli amici dei miei genitori, i nostri amici, tutti ci trovano una coppia meravigliosa e tu hai distrutto tutto’, mi dice. Mi ordina di dormire in salotto, gli rispondo che può legarmi al mobile della televisione se vuole che rimanga lì come una pianta, come una figura nel suo quadro, che difende solo l’immagine che si è costruito. Non mi picchia direttamente, ma mi butta giù dal letto, mi sbatte contro le porte e i muri, mi fa paura.
Allora scappo con Etienne, che mi confessa di soffrire di schizofrenia. È malato dall’adolescenza, rifiuta la sua condizione e fatica a prendere i farmaci, perché lo rendono paranoico. Divorzio e provo a vivere la nostra relazione. Ma anche questa è complicata, le sue crisi scatenano continue rotture: ‘Non ce la faccio più, smettiamola’, e poi torna quando sta meglio. Non ho mai incontrato nessuno buono quanto lui, ma è dura. Approfitto dell’ennesima volta in cui se ne va per conoscere qualcun altro. Mi chiama, piange al telefono: ‘Torno, voglio stare con te’. ‘No, sei andato via troppe volte, non ce la faccio più, voglio andare avanti’.
Qualche giorno dopo sono al lavoro, ho cambiato gruppo per vederlo di meno. Il telefono squilla, una collega ha la voce strozzata: ‘È successo, l’ha fatto’. Etienne è morto. Gli hanno rubato la moto e, mentre camminava verso la questura per sporgere denuncia, ha attraversato un ponte che sovrasta la statale, ha scavalcato il guardrail, è saltato ed è caduto in mezzo al traffico.
L’ultima volta che lo vedo è alla cremazione. Sua madre ha fatto un collage di foto e, in mezzo, c’è un mio grande ritratto. Al rinfresco che segue la cerimonia, ricordiamo i momenti belli passati con lui, ridiamo delle sue battute. La sua morte è troppo vicina alla nostra separazione perché io non ci veda un legame, ma mi ripeto che era malato, che non è colpa mia. Non ho scelta, sono obbligata a pensarla così. Etienne è una storia tragica, ma è la storia della mia vita, più di quella con mio marito e i miei bellissimi figli, che adoro. Sono stata molto fortunata a incontrare qualcuno come lui. Non incontrò altri uomini così. La morte di un uomo sarà legata alla nascita di una donna”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
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Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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