All’interno del museo nazionale d’Abruzzo, nel centro storico dell’Aquila, sono custoditi i resti di un esemplare di Elephas meridionalis, una specie estinta di mammut vissuto più di un milione di anni fa nella conca aquilana, dove all’epoca c’era un lago. Dopo il terremoto del 6 aprile 2009 il suo scheletro è stato circondato da travi e ponteggi, come quelli che continuano a invadere il paesaggio della città a diciassette anni dal sisma.

L’accostamento tra questa enorme creatura “intrappolata” dalle impalcature e gli edifici e le strade aquilane ancora avvolte da quelle stesse strutture, è il punto di partenza del progetto Anagrafe del danno del fotografo Sergio Camplone. Con il suo lavoro, Camplone invita a riflettere su come il terremoto non sia stato solo un evento con conseguenze immediate e limitate nel tempo, ma un fenomeno più profondo, che ha trasformato la città e la società. In questo senso il mammut diventa il simbolo di un passato lontano, ma anche della situazione di stagnazione da cui L’Aquila non riesce a riemergere.

La serie di Camplone fa parte del progetto Atlante. La forma dei luoghi, una piattaforma web nata per indagare l’immagine del paesaggio aquilano attraverso lo sguardo di fotografe e fotografi. “È un archivio fotografico a più voci che non ambisce a una rappresentazione unitaria o definitiva del territorio, ma alla costruzione di un campo di osservazione condiviso, in cui le immagini restituiscono trasformazioni, elementi permanenti, fratture e processi legati al paesaggio e alle esperienze direttamente o indirettamente connesse al sisma del 2009”, afferma Antonio Di Cecco, ideatore e curatore del progetto.

A sinistra: museo Munda presso il forte Spagnolo, L’Aquila, centro storico, 2013. Dalla serie Anagrafe del danno (Sergio Camplone). A destra: interno del cinema Massimo, centro storico dell’Aquila, 2014. Dalla serie Displacement. New town to town (Giovanni Cocco)
Via Porcinari, L’Aquila, centro storico, settembre 2013. Dalla serie Sistema rimozione macerie (Pierangelo Laterza )

Il sito si apre con una mappa simile a una costellazione. Cliccando sui diversi punti, si accede alle immagini dei fotografi selezionati nel 2025 dal comitato scientifico formato da Chiara Capodici, Veronica Daltri, Arianna Rinaldo e Raffaele Vertaldi. “Le fotografie non sono organizzate secondo una sequenza lineare o cronologica, ma messe in relazione attraverso affinità visive, geografiche e concettuali”, spiega Di Cecco.

I fotografi attualmente presenti sulla piattaforma sono: Fabio Barile, Roberto Boccaccino, Sergio Camplone, Claudio Cerasoli, Giovanni Cocco, Antonio Di Cecco, Pierangelo Laterza, Antonello Mazzei, Massimo Sordi ed Ersilia Tarullo. Alcuni di loro hanno portato avanti dei lavori cominciati con Confotografia 2013. Metodi e pratiche di interazione nel territorio, un workshop d’indagine fotografica sul territorio aquilano che si era svolto nel 2013.

Doline di Ocre, settembre 2013. Dalla serie Homage to James Hutton (Fabio Barile )
Paganica, dintorni del progetto C.a.s.e., settembre 2013. Dalla serie Paganica (Massimo Sordi )
A sinistra: via Vittorio Veneto, centro storico dell’Aquila, 2011. Dalla serie L’Aquila (Roberto Boccaccino). A destra: piazzetta del Cardinale, L’Aquila, 2023. Dalla serie Continuum (Claudio Cerasoli)

È il caso della serie di Camplone e, tra gli altri, di Fabio Barile, che nel suo lavoro intitolato Homage to James Hutton, realizzato in collaborazione con il geologo Antonio Moretti, ha mescolato fotografie e disegni tecnici per mostrare il paesaggio come risultato di processi geologici millenari. L’idea è quella di riflettere sulla durata del tempo e considerare un luogo come la somma di trasformazioni impercettibili che superano la percezione umana.

Paganica (L’Aquila), progetto C.a.s.e., 2022. Dalla serie Abitare L’Aquila. Un verbo declinato all’infinito (Ersilia Tarullo)
Pagliare di Sassa (L’Aquila), Progetto C.a.s.e., marzo 2010. Dalla serie In pieno vuoto (Antonio Di Cecco)

Sul progetto C.a.s.e. (complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili) voluto dal governo di Silvio Berlusconi e dalla protezione civile guidata da Guido Bertolaso, si è concentrata invece Ersilia Tarullo, che ha realizzato una serie di immagini in cui, mettendo in evidenza l’omogeneità architettonica di queste strutture, ha evidenziato il senso di disorientamento e la conseguente perdita d’identità del territorio.

Roberto Boccaccino ha sentito invece che il paesaggio aquilano non andava solo documentato, ma anche immaginato. Così ha esplorato le connessioni tra lo spazio urbano e il tessuto sociale, adottando uno sguardo distaccato ma allo stesso tempo inventivo, creando “il racconto di un territorio possibile e, seppur fotografato, non necessariamente reale”.

Fino al 31 luglio 2026 è possibile partecipare alla nuova open call in cui fotografe e fotografi possono inviare progetti dedicati all’indagine del paesaggio aquilano e alle esperienze legate al sisma del 2009.

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