Il sonno di Prodi

07 luglio 2006 11:38

Si sa che prendere una cosa per un’altra capita, succede per motivi che non sono molto chiari, ma c’è chi queste cose le studia. Quando ho incontrato Prodi, sulle prime ho avuto la stessa sensazione che hanno i bambini mentre pressano gli adulti con le loro domande.

Nella sua testa l’adulto pensa: “Come cazzo faccio a mantenere tutte quelle promesse, tutti quei sogni?”. L’uomo nero non c’è più bambini, state tranquilli. Ma chi se ne frega dell’uomo nero, non ci crediamo più, come a Babbo Natale, a Berlusconi. I bambini sono affamati di cose vere, che siano la realizzazione dei loro desideri fantasiosi e incontenibili.

Insomma, mentre osservavo Prodi, a un certo punto ho detto: “Si è addormentato! Chiamate Oliver Sacks!”. Mi hanno risposto: “Stia tranquillo… sta pensando”. Ma a che stava pensando? Non lo sappiamo, mi hanno detto. Secondo me, che pensasse oppure no, il fatto interessante era l’atteggiamento assolutamente bonario, come se avesse un paio di pantofole enormi che gli arrivavano fino al cervello.

Di colpo ho avuto l’illuminazione: ero di fronte a un uomo che stava vivendo in uno stato crepuscolare della coscienza, una condizione del tipo “ci sono ma non ci sono” o anche “attendere prego: sono altrove, nel mio mondo, e sto bene”. Non sto scherzando, parlo sul serio, sono uno che se ne intende di belinate, ci ho fatto i soldi per tutta la vita.

È per questo che noi comici facciamo ridere. Si dice che il riso sia la risposta a un cessato allarme, la gente ride perché gli hai fatto pensare a una cosa seria e poi gli hai regalato l’idea che non sia proprio così, un trucco del mestiere che sfrutta una delle necessità fondamentali degli uomini: sapere se sono nella merda oppure no.

Il fatto interessante è che Prodi e io, uno di fronte all’altro, ci siamo come ipnotizzati: siamo entrati in trance, sembrava una seduta spiritica. Lui è un esperto di sedute spiritiche, si fanno quando non ci si capisce più niente, per rilassarsi, lasciare che la verità nascosta arrivi da dentro, o magari da fuori.

Esco dalla trance ed esco anche dal palazzo. Mi sento strano, non lo avevo sedotto, era lui che aveva sedotto me. Ero così rilassato, così in pace con me stesso…

Non avevo preso neppure una camomilla però mi sembrava di essere caduto dentro una tazza di camomilla enorme. Mi è tornata in mente la battuta su Oliver Sacks, quello che ha scritto

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Nel libro c’era una serie di descrizioni di casi clinici, gente che credeva di avere ancora una gamba che non aveva più, gente che non riconosceva una rosa senza odorarla e poi la storia di un uomo che scambiava la moglie per un cappello e cercava di mettersela in testa.

Lo stato crepuscolare in cui avevo trovato il nostro presidente del consiglio mi aveva in qualche modo coinvolto e interessato. Mentre lui chiude gli occhi cosa vede, l’Italia? Gli italiani? E come li vede? Lui è sereno, la sua mano è calda e pastosa come quella di un guru in cima a un monte tibetano e sembra dire: “No, non ti crucciare, va tutto bene, non ti affannare. Se la soluzione c’è perché ti preoccupi, e se la soluzione non c’è cosa ti preoccupi a fare?”.

Prodi per che cosa scambia l’Italia? Per un cappello? Per un ombrello? Per un venditore di caldarroste? Per un paesello felice e sereno: c’è il sindaco con la banda tricolore e il comune con su scritto “comune” e la scuola, con i bimbi che corrono sereni in un giardino fiorito durante la ricreazione? Cosa c’è dietro quegli occhi chiusi, quell’espressione sorridente e al tempo stesso russante? Ma lo avevate mai visto prima uno che russa e sorride contemporaneamente?

Prodi è stato in cura dal dottor Sacks, non lo ha mai detto a nessuno, ma l’ho intuito dalle mezze parole dette dal suo portavoce Sircana, che per adeguarsi a Prodi parla sottovoce e a bocca chiusa. Sircana è in realtà l’identità segreta di Fassino per tenere sotto controllo Prodi. Sacks gli inoculò dosi massicce di L-dopa per farlo parlare a velocità normale. Si accorse solo dopo che Prodi non soffriva di encefalite letargica, ma di schizofrenia.

Una forma virulenta di schizofrenia in cui non pensi quello che dici, non dici quello che pensi, non sei quello che credi, però sei sereno, contento. Un effetto collaterale scoperto da Sacks è il temibile effetto Prodi, una induzione di italianità letargica irreversibile che può produrre la paralisi nel paese, un po’ come l’oppio. L’Italia si addormenta piano piano. Passeranno finanziarie da levare la pelle, tasse, sacrifici, licenziamenti, chiusure di aziende, ma sempre in lietezza, in armonia, in una pace interiore sempre più simile al rigor mortis.

Torno indietro e capisco finalmente il significato dell’enorme pantofola. Lui non scambia la moglie per un cappello, ma l’Italia per una moglie, una moglie tranquilla, dimentica degli antichi brividi d’amore, grassoccia e seduta in poltrona, davanti alla tv, che guarda Romano che scambia l’Italia per lei. La garanzia di una serenità infinita. Buona notte a tutti per i prossimi cinque anni.

Questo testo è tratto dallo spettacolo Incantesimi.

Internazionale, numero 649, 7 luglio 2006

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