06 giugno 2014 07:00

Quel giorno abbiamo scoperto che la vittoria era ormai certa. Avremmo aspettato lunghi mesi prima che tutta l’Europa fosse liberata, ma nel giorno dello sbarco abbiamo capito che le cose erano cambiate.

La barbarie arretrava, e dopo anni di orrori innominabili tornava la speranza della libertà e di un mondo migliore, senza odio e senza nazionalismo. Un mondo di pace e giustizia sociale. Un mondo retto da una legge comune stabilita dal futuro parlamento delle nazioni (l’Onu). Un mondo che non avrebbe più conosciuto la guerra, l’ingiustizia e il genocidio. Quel giorno abbiamo creduto in un futuro diverso.

Sono passati settant’anni, e mentre ci prepariamo a rendere omaggio ai veterani che sbarcarono in Normandia sotto una pioggia di pallottole, ci ritroviamo a provare vergogna, consapevoli di non essere stati all’altezza della libertà che ci è stata restituita.

Non possiamo dimenticare che per metà dell’Europa quel giorno ha segnato l’inizio di una nuova oppressione. Settant’anni fa abbiamo ritrovato la libertà, ma poiché eravamo stanchi di combattere abbiamo lasciato che l’Europa centrale liberata dalla morsa di Hitler cadesse nelle mani di Stalin e sprofondasse in una nuova era oscura.

Probabilmente era inevitabile. Resta il fatto che la liberazione non ha segnato l’inizio di una pace universale, ma la nascita della Guerra fredda e di un mondo diviso in due blocchi, liberi di fare ciò che volevano nelle relative sfere di influenza. In nome del socialismo, Mosca ha stroncato la ribellione di Budapest e quella di Praga. In nome della libertà, gli Stati Uniti hanno sostenuto le dittature più abominevoli e ne hanno instaurate di nuove.

In Europa occidentale ricordiamo il trentennio glorioso e le grandi conquiste sociali, ma per l’altra Europa e per la maggior parte del mondo (compresi i paesi che si liberavano dal giogo coloniale) è stato un periodo triste, in cui ciascuno dei due blocchi ha imposto il proprio ordine contro quello del nemico, nel più totale disprezzo per la libertà.

Qualcuno dirà che è stata comunque una guerra, per quanto “fredda”, ma non possiamo dimenticare che quando Michail Gorbačëv ha teso la mano alle democrazie, proponendo la creazione di una “Casa comune europea”, l’occidente si è rifiutato di aiutarlo. Così facendo abbiamo spianato la strada a Vladimir Putin e alla rinascita del nazionalismo russo. Oggi paghiamo il prezzo di quella decisione, in Ucraina e in un mondo senza legge, senza pilota, senza ideali e sempre più in preda allo sciovinismo.

L’unica conseguenza della liberazione di cui non dobbiamo vergognarci è l’Unione europea, bastione di libertà e solidarietà sociale. Ma cosa abbiamo fatto e stiamo facendo per difenderla? È una domanda assolutamente attuale, soprattutto nel momento in cui commemoriamo lo sbarco in Normandia e il coraggio degli uomini che hanno combattuto per regalarci la libertà, la pace e la speranza.

(Traduzione di Andrea Sparacino)