Nei giorni precedenti alla presentazione del nuovo governo, le associazioni lgbt, le femministe e i difensori della parità di genere e dei diritti civili aspettavano con una certa ansia di scoprire chi sarebbe stato il nuovo ministro per la pari opportunità.

Ieri Matteo Renzi li ha spiazzati tutti: niente ministero delle pari opportunità.

E sapete che vi dico? Meglio così. Il ministero delle pari opportunità non è mai servito a nulla. Trattato da sempre come orpello decorativo dell’esecutivo, recentemente è stato affidato a personalità colorite come ex vallette dalla discussa reputazione o atlete in pensione.

E anche in futuro non servirà mai a nulla. Perché non è un ministro che cambia la società. E perché la parità di diritti non può essere ridotta a una materia di competenza di qualcuno. Mi suona come se avessimo un ministro dell’onestà o un ministro della democrazia. Un conto sono l’ambiente e l’economia, e un altro è la dignità umana.

Certo, ora tutti quelli che si battono per la parità di genere e i diritti lgbt dovranno trovare nuovi canali per interagire con l’amministrazione, e non è detto che sarà una cosa facile. Ma almeno non si troveranno più intrappolati nel piccolo salotto rosa di un ministro messo lì solo per accoglierli con il sorriso e una tazza di tè.

La parità è un diritto universale che dev’essere difeso da tutti. Dal presidente del consiglio, che formando il primo governo con lo stesso numero di uomini e di donne ha già fatto fare un passo avanti a tutto il paese. Dalla presidente della camera, che giorni fa è andata a trovare in ospedale un ragazza di 19 anni che lotta tra la vita e la morte in seguito alle percosse del suo convivente.

E dovrebbe essere difeso anche dai giornali. Ma ieri Repubblica ha deciso di pubblicare in homepage una desolante galleria fotografica intitolata: “Otto ministre/Tutti i look” e di ricordarci che, quando si tratta di donne, il trucco e il parrucco vengono prima di ogni altra cosa.

In questo caso non è un ministro che si deve indignare, ma tutti noi. Uno per uno. Perché l’unico ministero delle pari opportunità siamo noi.

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