Siamo alla terza repubblica? Non scherziamo. La nomina dei ventinove presidenti delle commissioni di camera e senato usa il vecchio manuale Cencelli come una bibbia e dimostra che l’Italia non cambia mai. Il paese è nella crisi più grave dal dopoguerra? Aumentano i disoccupati e la povertà? Cresce la rabbia contro la casta? Non esageriamo.

A dieci giorni dal giuramento il governo Letta non si è inventato neanche un gesto di buona volontà. E il parlamento si è tuffato senza vergogna nella sua attività preferita: la distribuzione di poltrone. Una ressa indegna tra tensioni, accuse reciproche e franchi tiratori, nella quale il Pdl conferma i suoi peggiori istinti. Con i politicanti di sempre pronti ad assicurarsi l’ennesimo posto di prestigio.

Con l’ex piduista Fabrizio Cicchitto, in politica da 37 anni, che si aggiudica la presidenza della commissione esteri alla camera. E Pier Ferdinando Casini, premiato per la sua disfatta elettorale con la presidenza della stessa commissione al senato. Roberto Formigoni è indagato e ha fatto parte di un consiglio regionale pieno di indagati? Per lui c’è la presidenza della commissione agricoltura al senato. La nomina del Celeste  arriva a poche ore dalla richiesta di rinvio a giudizio.

La giunta per le autorizzazioni è stata affidata alle mani responsabili di Ignazio La Russa. È l’ennesima resurrezione dei professionisti della politica. L’ex ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan alla cultura, l’ex ministro all’ambiente Altiero Matteoli ai lavori pubblici. Ci sono gli ex ministri Cesare Damiano,  Maurizio Sacconi e Francesco Nitto Palma, la cui elezione senza il consenso del Pd ha già rischiato di provocare una crisi di governo.

Ci sono le facce di sempre: Elio Vito, Daniele Capezzone e Anna Finocchiaro, in parlamento da un quarto di secolo in barba allo statuto del Pd. C’è il voltagabbana Antonio Razzi, già dell’Italia dei Valori, nominato segretario della commissione esteri.

Alla vicepresidenza della commissione finanze del senato c’è Franco Carraro, tre volte ministro e già presidente del Milan quando Enrico Letta era appena nato. Notevole anche il rispetto delle pari opportunità: tre donne su ventinove.  E finalmente anche l’M5s si prende la sua infornata di 28 poltrone. Finisce così il breve idillio con Sel, che accusa i grillini di “squallido poltronismo”.

Intanto Silvio Berlusconi, la cui condanna a quattro anni

è stata confermata, fa saltare la convenzione per le riforme costituzionali e smentisce la sua candidatura alla presidenza: “Era uno scherzo.” Non c’è da meravigliarsi che il governo abbia deciso di rifugiarsi nell’abbazia di Spineto per “fare spogliatoio.” Il rischio però è di rimanere in mutande.

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