Bastava aprire Internazionale, la scorsa settimana, per non avere dubbi: la Costa Concordia era una nave da crociera. Non un traghetto, un bastimento, un panfilo o uno yacht. Arrivati all’ultima pagina, però, leggendo la vignetta in alto a sinistra, si viene assaliti dal dubbio, perché “la Concordia” ha cambiato genere ed è diventata “il Concordia”, maschile. Cos’è successo? Probabilmente la traduzione è caduta nella trappola del francese, che le navi le chiama con un nome maschile, bateau. Il peggio è che nella stessa pagina, tre vignette più giù, la Concordia è di nuovo femminile.
Sfogliando il supplemento sul naufragio del Giglio si scopre che la navigazione da crociera è dominata dai nomi maschili (il portoghese navio de cruzeiro, lo spagnolo crucero, il croato brod) o neutri (l’inglese cruise o cruise ship, il tedesco Schiff o Kreuzfahrtschiff, l’olandese schip). La vera sorpresa del supplemento, però, è la prima pagina del Guardian, che sotto una foto a mezza pagina della Concordia naufragata titola: “Regaliamo un nuovo yacht alla regina”.
Non è stata una disattenzione: “La proposta del ministro Michael Gove era uno scoop. La Concordia era la storia del weekend. Si sono guadagnate la prima pagina a pari merito”, ha spiegato il Guardian.
Internazionale, numero 933, 27 gennaio 2012
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