Antonio Ghirelli è stato un pioniere. Nel 1954 scrisse per Einaudi un libro fondamentale e assolutamente originale: Storia del calcio in Italia. Prima di Ghirelli nessuno aveva pensato seriamente all’importanza del calcio in Italia, al ruolo culturale, sociale ed economico di questo sport popolare e onnipresente.
Il suo libro rimane un classico, scritto con eleganza, sobrietà e basato su una ricerca profonda e intelligente. La parola “maestro” è abusata nell’Italia di oggi, ma Ghirelli lo era davvero: di giornalismo, di stile, di scrittura, d’ironia. Per esempio, definì “di cattivo gusto” i soli sei minuti concessi dal ct della nazionale, Ferruccio Valcareggi, a Gianni Rivera nella finale dei Mondiali del 1970.
Ghirelli era un uomo di sinistra, prima del Partito comunista italiano e poi, dopo il 1956, nel Partito socialista. Lavorò con il meglio e il peggio del socialismo italiano, con Sandro Pertini e con Bettino Craxi. Come addetto stampa di Pertini, nel 1982, spiegò al presidente l’importanza del calcio in Italia. E fu un trionfo, per gli azzurri e per Pertini stesso. Tutti, ma proprio tutti, ricordano Pertini in tribuna (al terzo gol, l’esultanza in piedi e il “non ce n’è più per nessuno”, e poi la partita a scopa con Bearzot, Causio e Zoff sull’aereo di ritorno dalla Spagna, con la coppa sul tavolino).
Ghirelli, poi, era un vero gentleman. Quando pubblicai una storia del calcio, nel 2006, mi mandò una lettera bellissima, scritta con una vecchia macchina da scrivere. Era un grande tifoso dal Napoli e un grande amico di un altro presidente della repubblica, Giorgio Napolitano.
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