12 aprile 2016 20:27

1. Bebawinigi, Cugino Itt
“Una sorta di Tom Waits al femminile”: attrice polistrumentista cantante, Virginia Quaranta si cimenta in un ep di avventurosa affabulazione. Film espressionisti ambientati in alveari postindustriali, cartoni animati dark dell’est europeo, membri della famiglia Addams che sacrificano animali e corde di violini scordati. E via associando liberamente, finché poi magari viene voglia di Burt Bacharach, o di un mondo normale. Però lei ci sa fare: tenere a mente per eventuali colonne sonore noise di corti giapponesi con tafani meccanici in stop motion.

2. Lenula, Mostri
Dai freak show agli X‑Men, la mutazione adolescenziale passa per creature che esprimono il proprio antagonismo in sembianze orribili, con la stessa energia del rock più duro. Il groove brindisino dei Lenula è di quelli da band rodate (apripista di Diaframma, Massimo Volume, Nobraino), massiccio e articolato, muscolare ma non grezzo, con il tastierista che pigia il basso come un allievo di Ray Manzarek. Nell’album Niente di più semplice sono come quelle band di una volta, capaci di cavare ogni sfumatura di blues da pochi ingredienti.

3. McKenzie, Fenice
Tre calabresi in saletta a fare il power trio: pestano con perizia, dimentichi del disagio là fuori e s’inventano storie “non troppo leggere”, per fortuna in italiano, per un ep registrato in casa con una protesi dentaria in copertina. È l’equivalente noise della marmellata di ortiche, sembra di vedere le etichette scritte a mano col pennarello. Artigianato sonoro per 22 minuti dove “si parla di dinamiche relazionali che improvvisamente non funzionano più”. Risorgono dalle ceneri anni novanta, e sembrano i tre draghi della regina bionda di Trono di spade, da piccoli.

Questa rubrica è stata pubblicata il 8 aprile 2016 a pagina 86 di Internazionale, con il titolo “IMostri mediterranei ”. Compra questo numero | Abbonati