Ci fu un tempo in Italia una schiera di giornalisti scolastici, D’Amico, Froio, Musu, Pecorini, Tortello. E Gianni Rodari. C’erano supplementi scuola nei quotidiani e pagine scuola nei settimanali.

Poi le direzioni commerciali scoprirono che la scuola non porta pubblicità e perché fare i giornali se non per la raccolta pubblicitaria? Le pagine e i supplementi chiusero. La specie, non protetta dal Wwf, si è andata estinguendo. Di scuola per lo più parlano ogni tanto persone più o meno illustri che si scontrano con la difficoltà di dire cose sensate in una materia complicata, ma le insensatezze non nuocciono all’incetta di pubblicità.

Occuparsi di giornalismo scolastico è complicato per la quantità di informazioni disparate cui bisogna tener dietro. Lo spiega bene Sean Coughlan, corrispondente di Bbc News per il settore scuola, che per un suo articolo è stato premiato quest’anno dal World innovation summit for education (Wise) in un concorso per le migliori corrispondenze in materia educativa. L’articolo è appunto un resoconto di ansie e dolori del giornalista scolastico.

Con qualche autoironia Coughlan punta il dito non sulla qualità complessa delle (buone) informazioni da dare, ma sull’incalzante quantità. La cosa rischia d’essere incomprensibile agli italiani. Ma fuori e dentro pagine e supplementi educativi di Bbc News, Le Monde, Die Zeit, El País, e The New York Times si affollano notizie, servizi, analisi, discussioni informate. Venisse in Italia Coughlan potrebbe riposarsi.

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