12 aprile 2021 16:01

Tra il ritorno del primo ministro Mustafa al Kadhimi dal suo tour del Golfo, in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, e l’avvio del terzo round del dialogo strategico tra Stati Uniti e Iraq, le milizie filoiraniane hanno intensificato le loro pressioni e minacce.

L’8 aprile l’ambasciatore statunitense a Baghdad Matthew Tueller in una conferenza stampa ha dichiarato che i compiti delle forze della coalizione internazionale in Iraq sono fondamentalmente quelli di consulenza, addestramento e supporto alle forze armate irachene in vista dello sviluppo delle loro abilità di combattimento.

Subito dopo la fine di questo terzo round di trattative il primo ministro Al Kadhimi ha sottolineato che “i risultati del dialogo strategico sono la strada per ristabilire una situazione normale in Iraq” e ha aggiunto che “è la via giusta per risolvere la crisi”.

Nel comunicato finale non si fa però cenno ad alcuna calendarizzazione per il ritiro di truppe straniere dal paese, ma entrambi gli attori hanno affermato che “le parti confermano che la missione degli Stati Uniti e delle forze della coalizione è ormai diventata una missione incentrata su ruoli consultivi e di addestramento”.

Terra di nessuno
L’Iran è stato indirettamente parte del dialogo. Appena un giorno prima dell’avvio dei lavori il comandante delle corpo speciale delle forze armate iraniane Quds, Ismail Qaani, è volato a Baghdad e ha incontrato i leader delle milizie irachene, ma non è stato rilasciato alcun commento riguardo a questa visita segreta.

Saad al Saadi, portavoce delle milizia filoiraniana Asayeb al Haqq, ha affermato che il governo “deve inviare una lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per richiedere l’immediato ritiro delle truppe straniere dall’Iraq e lo smantellamento di tutte le basi militari che violano la costituzione irachena”.

Una coalizione comprendente molte milizie sciite chiamata Comitato della resistenza irachena ha bocciato il dialogo nel suo complesso e ha ribadito l’urgenza del ritiro delle truppe, minacciando nuovi attacchi.

In bilico tra queste due opzioni contrastanti (dialogo o attacchi), dalle quali dipende il futuro delle relazioni tra Stati Uniti e Iran nell’epoca della presidenza Biden, l’Iraq resta in una terra di nessuno.

(Traduzione di Francesco De Lellis)