12 maggio 2021 16:49

Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Mi guadagno da vivere facendo porno gay. Chi campa di porno gay come fa a conoscere una persona che non si limiti a trattarlo come oggetto sessuale o feticcio? Non è che posso fare il mio lavoro a ciclo continuo, ma gli uomini che incontro vogliono che interpreti costantemente il mio “personaggio porno”. Chi fa porno come fa a capire con chi può essere se stesso?

– Aiden Ward

“Convivere con due identità è senz’altro un gioco d’equilibrio”, dice Devin Franco, pornoattore che ha collezionato vari premi. “Lavorare nel porno significa barcamenarsi tra chi si è nella ‘realtà’ – una persona che deve pagare affitto, spese mediche, bollette e avere una vita sociale – e l’alter ego del pornoattore. Al giorno d’oggi, poi, i nostri alter ego pornografici non devono solto esibirsi. Spesso dobbiamo anche occuparci delle riprese e delle relazioni pubbliche per curare la nostra immagine. È tanta roba. E per quanto ci si diverta, la realtà viene comunque a bussare. Le bollette scadono”.

Il primo consiglio di Franco è di ricordarti che non sei il tuo alter ego: “È una parte di te bella e sexy che hai l’opportunità di mostrare al mondo, ma non l’unica”, osserva. “Saperlo ti aiuta a tenere i piedi per terra”. Aiuta anche tenere a mente che essere famosi nel porno non significa che tutti sappiano chi sei.

“Molte delle persone che incontrerai non avranno idea di chi tu sia, il che vuol dire che spessissimo sarai tu a poter scegliere se presentarti con il tuo alter ego porno o essere semplicemente te stesso. Sarà così più facile stabilire dei confini tra la vita reale e quella pornografica. Sapere che sei tu a decidere quando, o addirittura se vuoi presentarti come te stesso o come la tua versione di fantasia, significa poter controllare la percezione che tanti hanno di te”.

Se anche dovessi diventare famoso nel porno come Franco, Aiden, avrai comunque un sacco di opportunità di presentarti per quello che sei – non come personaggio pornografico – prima di dire che cosa fai di mestiere. Come tante altre cose (essere hiv positivo, trans, kinky, poli, eccetera), Aiden, dire a qualcuno che lavori nel porno equivale a dirgli una cosa di te che deve sapere, ma la sua reazione ti dirà tutto ciò che devi sapere di lui. Se prova a stigmatizzare il tuo lavoro – o se passa dal vederti come una persona che è anche un oggetto a vederti come semplice oggetto – non c’è davvero altro che tu debba sapere: non lo incontrare, smetti di seguirlo, bloccalo.

“Va detto che a vederti come un feticcio o un oggetto sessuale sono spesso i fan, ovvero il tuo pubblico, quello che ti paga le bollette. Di questo devi tener conto, e devi alimentare il loro interesse”, spiega Franco, “ma non concedergli tutto il tuo tempo e la tua attenzione. Perché in definitiva si tratta del tuo lavoro, e hai anche altro da fare. Conoscerai persone – sia in ambito professionale sia al di fuori – alle quali sarà chiaro che sei una persona vera, con una vera vita, e che potranno conoscere il vero te stesso”, dice Franco. “E in alcuni casi scoprirai che chi all’inizio ti considerava un feticcio smetterà di farlo una volta scoperto chi sei davvero”.

Franco ha girato la tua domanda a CagedJock, altro grosso nome del porno con cui collabora regolarmente, e CagedJock ti spiega la sua strategia per trovare uomini con cui può essere se stesso: “Mi piace frequentare persone che lavorano nel settore”, dice CagedJock, “perché non mi trattano come un oggetto sessuale. Io e Devin siamo amici dal 2019. È super sexy e io lo adoro. Mentre per altri può essere solo un personaggio di fantasia, per me non lo è. Perché so che il nostro lavoro non ci definisce 24 ore su 24. Siamo amici”.

Seguite Devin Franco e CagedJock su Twitter.

Francesca Ghermandi

Sono un gay sui trent’anni e ho passato la pandemia con un amico eterosessuale e la sua fidanzata. Lui, negli anni, aveva ciclicamente già flirtato con me, mi mandava delle sue foto nudo e da ubriaco mi dichiarava il suo amore. Mentre la fidanzata era a trovare la famiglia ci siamo ubriacati un po’ di volte insieme. Faceva tutto lui: comprava l’alcol, mixava e serviva. In quel periodo abbiamo avuto una serie di rapporti da ubriachi. La prima volta si è tirato fuori l’uccello e mi ha chiesto se volevo giocarci. C’è stata qualche veloce leccatina, poi lui mi ha preso per i capelli e mi è venuto in faccia. Dopo, mi ha abbracciato e massaggiato la schiena. Le altre volte sono state meno serie, ma si è comunque tolto la maglietta e i pantaloni. Una di quelle volte gli ha telefonato la fidanzata, allora si è rivestito e ha risposto, per poi tornare e spogliarsi di nuovo. In tutte e tre le occasioni era completamente coinvolto, comunicava i suoi desideri e prendeva l’iniziativa. Alla fine la fidanzata è venuta a sapere di uno dei tre episodi. Dopo un mese di tragedie, lui ha confessato tutto e si sono lasciati. Di lì a poco il mio amico ha cominciato a dire che mi ero approfittato di lui e che era troppo ubriaco per essere consenziente! Non so bene cosa pensare. Innanzitutto è lui che ha preso l’alcol e ha preparato per entrambi dei cocktail davvero forti. È anche uno che beve un sacco di suo, per cui regge molto, ma abbiamo bevuto la stessa quantità d’alcol, e io ero molto più ubriaco. Terzo, ha continuato a frequentarmi finché la fidanzata non lo ha scoperto. Ci sto malissimo. Ho perso due amici, anche se ammetto che in parte è stata colpa mia. Sapevo che stavano insieme, ma mi lascia esterrefatto l’accusa di averlo costretto ad avere rapporti sessuali contro il suo volere. Ho ripercorso più volte gli eventi mentalmente e non capisco come possa dire una cosa del genere. Ha portato l’alcol, partecipato attivamente, e quando gli ho chiesto se davvero lo volesse mi ha risposto di sì. Non so se stia manipolando la verità o se davvero abbia ricordi differenti.

– Boy Lost And Hurt

Prima o poi tutti i gay imparano che con il fidanzato dichiaratamente etero di un amica non si scherza. Non importa quante foto dell’uccello ci manda, quanto sostenga di volerlo: arrivati al dunque – come sempre succede – la colpa ricadrà sul gay di turno. È una lezione che molti di noi imparano presto (io l’ho imparata a sedici anni), BLAH, ma che il più delle volte impariamo dopo aver fatto roba con il fidanzato o amico dichiaratamente etero dell’amica. Lo scopriamo facendolo.
Ad ogni modo: è chiaro che il tuo ex amico voleva fare roba con un maschio – non è che ti mandava le foto del cazzo per caso – e i suoi cocktail avevano come scopo quello di abbassare tanto le sue inibizioni quanto le tue (sul fatto di tradire l’amica) perché questo gli avrebbe consentito di negare in modo credibile (“Ma dai, ieri sera ero ubriaco fradicio!”) qualora le cose fossero andate male. Ed è successo: avete fatto roba e lei l’ha scoperto. Ma quando vi hanno beccato (come quasi sempre succede), anziché assumersi la responsabilità di dichiararsi bisessuale o quantomeno eteroflessibile, BLAH, il tuo ex amico ha usato a come arma contro di te lo stereotipo dell’omosessuale predatore. Capisco che tu sia turbato. Se può aiutarti – perché a me aiuterebbe – potresti mandare alla sua ragazza le schermate delle foto che ti ha mandato. Perché se c’è uno che ci ha provato, qui, è lui.

Potresti mandarle le schermate, ma non dovresti: per quanto lui abbia sbagliato a usare contro di te questo stereotipo anti-gay, BLAH, usare contro di lui le sue foto sarebbe altrettanto sbagliato. E forse sarebbe anche un reato, con le attuali leggi sul revenge porn. Ma hai tutto il diritto di rispedire al mittente l’accusa di averlo costretto ad avere rapporti sessuali. E benché tu abbia le prove e lui lo sappia, BLAH, non dovresti presentarle. Forse ti aiuterebbe il semplice fatto di sapere che ce le hai.

(Traduzione di Matteo Colombo)

Savage love è una rubrica di consigli sessuali e di coppia pubblicata su The Stranger.