Il 3 marzo è cominciato a Río Gallegos, nel sud dell’Argentina, il processo per il naufragio del sottomarino San Juan nel 2017, che aveva causato la morte di 44 marinai.
Il sottomarino, scomparso nel novembre 2017 e localizzato un anno dopo, giace attualmente sui fondali marini, a circa novecento metri di profondità, a più di cinquecento chilometri da Río Gallegos. Sul lungomare della città c’è un monumento a forma di sottomarino con i nomi delle vittime, 43 uomini e una donna.
Il San Juan, un sottomarino d’attacco della classe Tr-1700, era salpato l’8 novembre dal porto di Ushuaia per tornare alla base di Mar del Plata, a sud di Buenos Aires. Il 15 novembre l’equipaggio aveva segnalato, in un’ultima comunicazione, un problema elettrico e l’inizio di un incendio.
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Il naufragio del sottomarino, la più grave perdita della marina argentina in tempo di pace, aveva sconvolto il paese, mentre le navi di una decina di paesi avevano partecipato a una grande operazione di ricerca durata settimane.
Solo un anno dopo un’azienda angloamericana di esplorazione marittima, la Ocean Infinity, aveva localizzato il relitto su dei fondali molto frastagliati.
La causa esatta del disastro è ancora ignota. “L’unica certezza è che il sottomarino è imploso”, aveva dichiarato all’epoca il ministro della difesa Oscar Aguad. Il San Juan, fabbricato in Germania e varato nel 1983, non poteva andare oltre i trecento metri di profondità.
Una delle ipotesi è un guasto a una valvola, che avrebbe causato infiltrazioni di acqua nel compartimento delle batterie, provocando un incendio e un’esplosione. Ma per avere una conferma bisognerebbe recuperare il relitto, un’operazione complessa che non è mai stata presa seriamente in considerazione.
“È molto difficile arrivare a una condanna quando non si conoscono neanche le cause del naufragio”, ha dichiarato all’Afp Luis Tagliapietra, avvocato e padre di Alejandro, una delle vittime, morto a 27 anni.
Gli imputati sono quattro ex alti ufficiali della marina, accusati di violazione dei doveri d’ufficio e di negligenza con esito mortale. Rischiano condanne da uno a cinque anni di prigione.