Il 1 marzo il presidente argentino Javier Milei ha dato il via alla seconda metà del suo mandato annunciando novanta riforme per “ridisegnare” il paese e il rafforzamento dell’alleanza con gli Stati Uniti, che secondo lui dovrebbe diventare “una politica di stato”.
“L’Argentina ha già perso una volta il treno della storia”, ha affermato nel suo terzo discorso sullo stato della nazione, riferendosi alla neutralità del paese durante la seconda guerra mondiale, che “ci è costata decenni di emarginazione”.
“L’alleanza con gli Stati Uniti non è solo un accordo tra il presidente Trump e il presidente Milei, ma ha a che fare con l’affinità culturale e con gli obiettivi strategici in tutto il continente delle Americhe. È arrivato il momento di renderla una politica di stato”, ha dichiarato.
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Milei, che il 28 febbraio aveva accolto con favore gli attacchi contro l’Iran condotti dai suoi grandi alleati, gli Stati Uniti e Israele, ha citato l’oceano Atlantico meridionale, che secondo lui “sarà teatro delle rivalità strategiche globali dei prossimi decenni”.
“Ci sono rotte commerciali, risorse naturali, questioni di sovranità marittima e la crescente presenza di attori che non condividono i nostri valori”, ha aggiunto, senza nominare alcun paese.
Dopo aver dedicato la maggior parte del suo discorso ad elencare i successi economici del suo governo, in particolare la riduzione dell’inflazione dal 150 al 32 per cento, Milei si è detto determinato a portare avanti il suo piano di riforme.
Ha annunciato che nel corso dell’anno presenterà in parlamento “novanta riforme strutturali”, con l’obiettivo di “ridisegnare l’Argentina per i prossimi cinquant’anni”.
In un discorso intervallato da invettive contro i deputati dell’opposizione, definiti “ladri”, “delinquenti” e “ignoranti”, ha menzionato in particolare le riforme del fisco, della giustizia, del codice penale, del sistema elettorale e dell’istruzione.
In carica dalla fine del 2023, Milei è attualmente in posizione di forza dopo il successo ottenuto nelle elezioni di metà mandato dell’ottobre scorso.
Il 27 febbraio il parlamento argentino aveva approvato in via definitiva la sua riforma del lavoro, che comprende varie misure volte a rendere più flessibile il mercato del lavoro, facilitando i licenziamenti, riducendo i limiti massimi delle indennità, consentendo aumenti nell’orario di lavoro e limitando il diritto di sciopero.
Dal dicembre 2023 le politiche di austerità e deregolamentazione volute da Milei hanno già causato la perdita di quasi 300mila posti di lavoro tra settore pubblico e privato, secondo il segretariato del lavoro argentino.