Dall’inizio di gennaio la Patagonia argentina, in particolare la provincia di Chubut, è in fiamme. E per molti esperti il governo del presidente ultraliberista Javier Milei ha commesso una serie di errori gravi nella gestione dell’emergenza. Una delle scelte più criticate è stata di aver dichiarato troppo tardi lo stato di calamità e di emergenza (il 30 gennaio) in quattro province della Patagonia, oltre ad aver ridotto le risorse economiche per fronteggiare gli incendi.
Secondo l’agenzia di stampa Ap solo nelle province di Chubut, Río Negro, Santa Cruz e Neuquén le fiamme hanno devastato almeno 230mila ettari dall’inizio dell’anno. Andrés Nápoli, direttore della Fundación ambiente y recursos naturales (Farn), spiega che gli incendi forestali in Patagonia e in altre regioni sono ancora in corso, anche se in alcune zone il momento peggiore sembra superato. Poi aggiunge: “Nel bilancio per il 2026 i fondi per la gestione degli incendi sono calati del 71 per cento rispetto a l 2025. È un modo piuttosto strano di affrontare l’emergenza”.
Negando il cambiamento climatico provocato dall’attività umana, il governo di Milei sta distruggendo il lavoro delle istituzioni impegnate nella protezione dell’ambiente. Un esempio, dice Nápoli, è l’eliminazione del ministero dell’ambiente e la riduzione del personale nelle aree nazionali protette: “Due anni fa la gestione dei roghi rientrava nei compiti del ministero dell’ambiente, mentre oggi spetta al ministero della criminalità e della sicurezza. Questo ci fa capire in che direzione vanno le politiche ambientali”.
Oltre ad aver dichiarato lo stato di emergenza per un anno, Milei ha stanziato fondi speciali per 100 milioni di pesos (circa 70mila dollari) per combattere gli incendi, una decisione che però è arrivata dopo i tagli iniziali. Per questo ha suscitato le critiche delle autorità provinciali coinvolte e delle comunità locali, che denunciano la forte riduzione del bilancio delle agenzie federali incaricate di prevenire e combattere i roghi.
La provincia di Chubut è una degli epicentri del disastro ambientale. A Puerto Patriada, vicino alla frontiera con il Cile, il fuoco divampato all’inizio di gennaio ha già distrutto più di 25mila ettari. Un’altra zona colpita è quella del parco nazionale Los Alerces, dove le fiamme da dicembre hanno danneggiato almeno 13mila ettari.
Diverse organizzazioni ambientaliste hanno sottolineato che gli incendi non sono fenomeni isolati, ma una conseguenza di decisioni umane strutturali e di una risposta statale carente alla crisi climatica.
José María Musmeci, direttore della Fundación Patagonia natural, accusa Milei di aver “tagliato” il 70 per cento del bilancio per il Plan nacional de fuego, come già sottolineato da Nápoli, e crede che lo stato d’emergenza non abbia portato nessuna risorsa aggiuntiva.
“È mancata la volontà di mitigare, adattare, prevenire, equipaggiare, istruire e dedicare più risorse e personale al problema, oltre a quella di favorire gli investimenti e il coordinamento tra il governo e le province coinvolte. Lo stato d’emergenza è stato dichiarato quando avevamo già perso 40mila ettari di boschi solo nella provincia di Chubut”, dice.
A proposito della decisione del governo di assumere il controllo del parco Los Alerces, secondo Musmeci è “incomprensibile”: ci si è limitati a sostituire le autorità del parco invece di ripensare la politica ambientale a livello nazionale.
Irresponsabilità politica
Ariel Slipak, coordinatore del settore ricerca della Farn, sottolinea che una legge, la numero 25.054, stabilisce degli importi per la gestione dei roghi nell’eventualità di disastri ambientali come gli incendi boschivi. “Il governo argentino si è limitato a sbloccare dei fondi che erano già inclusi nel bilancio, senza stanziare soldi in più per il Servicio nacional de manejo del fuego né per le associazioni dei vigili del fuoco”, ha detto Slipak.
All’inizio di febbraio il governo ha emanato la risoluzione 91/2026 che stanzia 108 miliardi di pesos (equivalenti a più di 65 milioni di euro) per le associazioni di pompieri e volontari. Ma secondo Slipak, nella comunicazione ufficiale non è stato chiarito che questa risoluzione si pubblica ogni anno – di solito a marzo – e che lo stato argentino deve farlo per legge. Il finanziamento, aggiunge, “si sostiene attraverso il 22 per cento del reddito dell’imposta interna sui premi della totalità delle assicurazioni” stipulate nel paese. “La risoluzione del governo ha semplicemente dato il via libera amministrativo all’assegnazione di fondi che erano già contenuti nel bilancio”, spiega l’esperto.
Il governo di Milei ha reso noto che sta valutando la possibilità di uscire dall’accordo di Parigi, il trattato internazionale che punta a limitare il cambiamento climatico, seguendo l’esempio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump (uno stretto alleato del leader argentino) che si è ritirato nel 2025.
Mongabay Latam ha chiesto alla sotto-segreteria dell’ambiente e al ministero della sicurezza un commento sulle critiche degli esperti alla gestione dell’emergenza incendi in Patagonia, ma non ha ricevuto nessuna risposta.
“Continuare a negare o a sottovalutare gli effetti del cambiamento climatico, ignorando ciò che la scienza e il movimento ambientalista ripetono da tempo, è un atto di irresponsabilità politica che pagheremo con la perdita di foreste e alloggi”, sottolinea Hernán Giardini, coordinatore della campagna per i boschi di Greenpeace Argentina, in un comunicato diffuso dall’organizzazione sui social network.◆as
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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati