Il 19 marzo la premier giapponese Sanae Takaichi ha avuto un incontro cordiale con Donald Trump alla Casa Bianca, nonostante le riserve di Tokyo su un coinvolgimento nello stretto di Hormuz e la stupefacente allusione del presidente statunitense all’attacco giapponese a Pearl Harbor.
Trump ha elogiato Takaichi per la sua disponibilità a partecipare agli sforzi per garantire la sicurezza del trasporto marittimo nello stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran in risposta all’offensiva statunitense e israeliana.
“Penso che il Giappone, dopo le dichiarazioni di ieri e dell’altro ieri, sia disponibile a scendere in campo”, ha dichiarato Trump al fianco di Takaichi nello studio ovale, aggiungendo dopo una pausa: “Mica come la Nato”.
Trump non ha precisato quali fossero queste “dichiarazioni” né quali impegni abbia eventualmente preso Takaichi, che in precedenza aveva più volte sottolineato i vincoli legali del Giappone.
La costituzione giapponese, imposta nel 1947 dagli Stati Uniti, sancisce la rinuncia alla guerra.
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Nel momento più stupefacente dell’incontro Trump ha fatto riferimento proprio a quel periodo storico.
Quando un giornalista giapponese gli ha chiesto perché non avesse avvertito gli alleati, tra cui il Giappone, della sua intenzione di attaccare l’Iran, il presidente statunitense ha risposto di aver voluto puntare sull’effetto sorpresa.
“E chi può saperlo meglio del Giappone?”, ha aggiunto. “Voi perché non ci avete avvertiti di Pearl Harbor?”
Takaichi ha fatto una smorfia, ma è rimasta in silenzio.
Nel dicembre 1941 il Giappone aveva attaccato a sorpresa la marina statunitense a Pearl Harbor, alle Hawaii, provocando l’entrata degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale.
“Persona molto speciale”
Durante l’incontro Trump ha elogiato più volte Takaichi, definendola una “persona molto speciale” e una “donna formidabile”.
L’incontro si preannunciava difficile per la premier giapponese, che non aveva voluto impegnarsi a inviare forze navali nello stretto di Hormuz, come chiedeva Trump.
La guerra in Medio Oriente sta mettendo a rischio la sicurezza energetica del Giappone. Circa il 70 per cento del petrolio importato da Tokyo transita attraverso lo stretto.
Takaichi ha “condannato” gli attacchi dell’Iran contro gli stati del Golfo e definito il presidente statunitense come “l’unico in grado di riportare la pace nel mondo”.
Il 15 marzo Trump aveva chiesto agli alleati tradizionali degli Stati Uniti, tra cui il Giappone, e anche alla Cina, di fornire un aiuto militare per riaprire lo stretto di Hormuz.
La raffica di rifiuti aveva provocato le ire del presidente statunitense.
Il 19 marzo Francia, Regno Unito, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone si sono però detti pronti a contribuire, quando sarà il momento, agli sforzi per garantire la sicurezza nello stretto di Hormuz.
Ma per Parigi, Roma e Berlino un coinvolgimento è ipotizzabile solo dopo un cessate il fuoco.
Sul piano commerciale, Washington e Tokyo hanno annunciato che un’azienda a partecipazione mista investirà fino a 40 miliardi di dollari nella costruzione di piccoli reattori nucleari negli Stati Uniti, dove i due paesi collaboreranno anche alla costruzione di impianti per lo sfruttamento del gas naturale.