Il 24 marzo la giuria di un tribunale civile di Santa Fe, nello stato del New Mexico, ha stabilito che l’azienda statunitense Meta, fondata da Mark Zuckerberg, è responsabile di aver messo in pericolo gli utenti minorenni delle sue piattaforme.
La casa madre di Facebook e Instagram è stata condannata a pagare 375 milioni di dollari di risarcimento, una cifra considerevole ma inferiore ai circa due miliardi di dollari chiesti dal procuratore del New Mexico Raul Torrez.
Pochi minuti dopo l’annuncio della sentenza, un portavoce di Meta ha riferito che l’azienda farà ricorso in appello.
“Lavoriamo duramente per proteggere gli utenti delle nostre piattaforme e siamo consapevoli dell’importanza d’identificare e sospendere i malintenzionati, e di eliminare i contenuti pericolosi”, ha aggiunto.
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Torrez aveva citato in giudizio Meta alla fine del 2023, accusandola di aver messo in pericolo gli utenti minorenni, esponendoli a contenuti inappropriati e a predatori sessuali.
“Il New Mexico è orgoglioso di essere il primo stato a punire una grande azienda tecnologica per aver messo in pericolo gli utenti minorenni”, ha dichiarato il procuratore in un comunicato.
“I risarcimenti alle vittime dimostrano che nessuna azienda è al di sopra della legge”, ha sottolineato, aggiungendo che “si tratta di una svolta per tutti i genitori preoccupati per quello che potrebbe succedere ai loro figli quando sono su internet”.
I due miliardi di dollari chiesti da Torrez erano stati calcolati basandosi sul numero di utenti mensili minorenni di Facebook e Instagram nel New Mexico, cioè poco più di 200mila persone.
Il 23 marzo, durante la sua arringa finale, la rappresentante della procura Linda Singer aveva accusato Meta di comunicazioni ingannevoli riguardo alle sue misure di protezione dei minorenni.
Aveva anche rimproverato all’azienda di aver incoraggiato i minorenni a trascorrere un tempo eccessivo sulle sue piattaforme, pur essendo a conoscenza degli effetti negativi sulla loro salute mentale.
Quest’ultima argomentazione ricalca quella formulata in un altro processo in corso a Los Angeles, che oltre a Meta coinvolge Google (Youtube).
La sentenza di Santa Fe e il processo a Los Angeles, il cui esito si conoscerà a breve, costituiranno dei precedenti importanti per migliaia di cause simili in tutto il paese.