Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva saranno tra i principali leader presenti alla Mobilitazione progressista globale (Gpm), che si svolgerà a Barcellona il 17 e il 18 aprile. L’obiettivo è coordinare gli sforzi per difendere il multilateralismo e contrastare la crescita dell’estrema destra.
L’evento, organizzato dalla Spagna insieme a partiti e movimenti di sinistra, arriva in un momento in cui i tagli agli aiuti umanitari, gli interventi militari e le minacce di abbandonare la Nato da parte del presidente statunitense Donald Trump hanno scosso in profondità l’ordine internazionale.
Nata dopo il successo della destra e dell’estrema destra nelle elezioni europee del giugno 2024, la Mobilitazione progressista globale punta a redigere una dichiarazione comune su temi che vanno dalla difesa della democrazia alla transizione energetica.
Sia Sánchez sia Lula sono grandi avversari dell’amministrazione Trump e devono fronteggiare la crescita dell’estrema destra in patria. Nelle scorse settimane Sánchez è anche emerso come uno dei principali critici della guerra in Iran.
Saranno presenti a Barcellona anche il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, anche lui ai ferri corti con Trump, e la presidente messicana Claudia Sheinbaum.
“Penso sia molto importante che i partiti e i governi progressisti si uniscano per far capire alle persone in tutto il mondo che apparteniamo a qualcosa che va ben oltre questioni di politica interna”, ha affermato Sánchez nel corso di una visita in Cina.
Nello scorso fine settimana l’estrema destra europea ha subìto un duro colpo con la sconfitta elettorale del primo ministro sovranista ungherese Viktor Orbán. “L’ondata di destra può essere fermata, e l’Ungheria l’ha appena dimostrato”, ha dichiarato il premier spagnolo.
L’evento vedrà la partecipazione di circa tremila persone, tra cui capi di stato e di governo presenti e passati, leader politici e sindacali, sindaci e attivisti.
“Nei nostri paesi sono in gioco forze radicali che sostengono i movimenti di estrema destra. Dobbiamo dimostrare che c’è un’alternativa”, ha dichiarato l’italiano Giacomo Filibeck, segretario generale del Partito socialista europeo (Pse).