Il 21 giugno l’avvocato milionario di estrema destra Abelardo de la Espriella, grande ammiratore di Donald Trump, sfiderà il candidato di sinistra Iván Cepeda nel secondo turno delle presidenziali, in un contesto di aumento delle violenze legate alle attività dei gruppi armati. De la Espriella era arrivato in testa a sorpresa nel primo turno con quasi il 44 per cento dei voti, precedendo di tre punti Cepeda, sostenuto dall’attuale capo dello stato Gustavo Petro.
Soprannominato “El tigre”, De la Espriella ha ottenuto più di dieci milioni di voti grazie soprattutto all’impegno a portare avanti la linea dura sulla sicurezza e a mettere fine ai negoziati di pace con i gruppi armati e criminali attivi nel paese.
In campagna elettorale De la Espriella, paragonato spesso al presidente salvadoregno Nayib Bukele, ha promesso “morte o prigione” per gli affiliati ai gruppi armati, riproponendo la retorica del “pugno di ferro” che negli ultimi anni ha permesso alla destra latinoamericana di ottenere importanti successi elettorali. Il suo programma prevede la costruzione di dieci megaprigioni, raid aerei contro le basi dei trafficanti di droga e una riduzione del 40 per cento dell’apparato statale.
Paloma Valencia, l’esponente della destra tradizionale arrivata terza al primo turno, ha garantito il suo appoggio a De la Espriella in nome della lotta comune contro quello che ha definito il “neocomunismo” di Petro e Cepeda. L’ex presidente Álvaro Uribe ha fatto lo stesso.
Inoltre il 2 giugno De la Espriella ha ottenuto il sostegno del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che l’ha definito “un leader intelligente, forte e tenace, che al secondo turno dovrà affrontare un marxista radicale”, ha riferito il quotidiano colombiano El Espectador.
“Abelardo può contare sul mio più totale sostegno, dato che i risultati di queste elezioni saranno cruciali per il futuro della Colombia e dei suoi rapporti con gli Stati Uniti”, ha aggiunto Trump.
“Sono molto onorato dell’appoggio del presidente Trump e del suo governo”, ha replicato De la Espriella. “Gli Stati Uniti hanno un ruolo fondamentale nella lotta al narcoterrorismo, e con il loro aiuto libereremo una volta per tutte la Colombia dalla violenza”. Il candidato di estrema destra si è inoltre augurato “un’alleanza strategica tra i nostri due paesi più stretta che mai”.
Petro ha reagito denunciando le ingerenze di Trump nella campagna elettorale, sottolinea El Espectador. “Quando un paese interferisce nel processo democratico di un altro, è la libertà a morire. Invito i colombiani a mobilitarsi affinché il nostro paese non diventi una colonia degli Stati Uniti”, ha dichiarato Petro.
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Secondo Juanita León, direttrice del sito d’informazione colombiano La Silla Vacía, “il ballottaggio, più che una scelta tra destra e sinistra, sarà uno scontro tra opposte paure: quella di chi teme un nuovo mandato di un presidente di sinistra e quella suscitata da una svolta autoritaria della destra”.
“Smentendo i sondaggi, che prevedevano una sfida a tre, le presidenziali sono diventate un testa a testa tra i due candidati agli estremi dello spettro politico ma che condividono gli stessi metodi populisti”, afferma León.
“Il secondo turno si articolerà intorno a due minacce esistenziali. Per una parte del paese, una vittoria di Cepeda significa altri quattro anni di governo in stile Petro, assemblea costituente, lotta di classe e pace totale 2.0. Per un’altra, una vittoria di De la Espriella significa disprezzo per pesi e contrappesi, militarizzazione dello stato e vendetta contro la sinistra”, aggiunge la giornalista colombiana, sottolineando che “chiunque vinca dovrà governare una società profondamente divisa” e che “le presidenziali potrebbero essere decise da quel 42 per cento di elettori che ha disertato le urne al primo turno”.
Una battaglia per la democrazia
“Non ridere, non piangere, ma capire”, titola un articolo pubblicato sulla rivista colombiana Cambio, citando il filosofo olandese Baruch Spinoza e lasciando intendere che Cepeda potrà vincere solo se saprà adattarsi rapidamente a una situazione inedita.
“La nuova destra è già qui. È una destra populista come quella incarnata da Trump, Milei e Bukele, solo per limitarci al nostro emisfero. Cepeda deve capirlo ed essere più libero e audace, aprirsi a nuove alleanze, lanciarsi alla conquista del centro, dei giovani e delle donne”, afferma la rivista.
“Quella della sinistra”, continua, “è una battaglia per la democrazia, per la stampa libera e per le riforme sociali contro la povertà e le disuguaglianze; per una politica di pace e di sicurezza che protegga i cittadini ma rispettando i diritti umani e lo stato di diritto; per la protezione del pianeta contro il negazionismo climatico; per la difesa di un ordine internazionale basato sul multilateralismo, in un contesto di minacce, ingerenze e interventi armati promossi dagli Stati Uniti”.
Duplice allarme
Il quotidiano spagnolo El País si sofferma sui toni incendiari della campagna elettorale, che alimentano i timori di un aumento delle violenze: “Gli avversari politici sono visti come nemici, come criminali da eliminare”.
“Sappiate, signori della sinistra, che per voi sarò sempre un nemico irriducibile. Farò tutto ciò che è in mio potere per sventrarvi”, aveva dichiarato De la Espriella in apertura della sua campagna. Dopo essere arrivato in testa al primo turno aveva definito Petro “un tossicodipendente” e “un delinquente” che le forze armate dovrebbero sorvegliare, e Cepeda un “bandito” e un alleato dei “narcoterroristi”.
De la Espriella ha fatto sapere che in caso di vittoria denuncerebbe “i leader della sinistra per lo sperpero di denaro pubblico” e che chiederebbe “agli Stati Uniti d’inserirli nella loro lista degli alleati del narcotraffico”, aggiunge El País.
“Queste parole fanno scattare un duplice allarme: in primo luogo per la sinistra, perché in caso di sconfitta i suoi leader non si limiterebbero a tornare all’opposizione ma rischierebbero di essere perseguitati, e in secondo luogo per la società colombiana nel suo insieme, perché aumenterebbero le divisioni e le violenze politiche”, conclude il giornale.
Simon Dunaway