Gli abbracci spezzati
Di Pedro Almodóvar. Con Penélope Cruz, José Luis Goméz. Spagna 2009, 129’
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In sottofondo al nuovo film di Pedro Almodóvar si sente un brusio: “Ancora lui… Il solito film…”. È vero, da lui non ci si aspettano più invenzioni eclatanti, ma ci si può aspettare la maturità e il perfezionamento di un universo cinematografico e di uno stile, le variazioni su un’estetica e dei temi immediatamente identificabili. Ma dopo aver visto Gli abbracci spezzati non si può che applaudire e chiedere altri “soliti film” di questo livello. Sfruttando al meglio ogni strumento a sua disposizione (scenografia, colori, costumi, musica) Almodóvar mette in scena un film labirintico, dedicato tanto all’amore folle quanto all’amore per il cinema. Cita Viaggio in Italia di Rossellini, ma distilla in tutta la pellicola gli aromi velenosi del melodramma noir (da Minnelli a Hitchcock) e le fragranze della sua stessa opera.-Serge Kaganski, Les Inrockuptibles
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Il canto delle spose
Di Karin Albou. Con Lizzie Brocheré, Olympe Borval. Francia/Tunisia 2008, 100’
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Chi conosce il lavoro di Karin Albou sa che la regista è complice dei suoi personaggi femminili. La cinepresa li accarezza, li contempla con affetto. L’0smosi tra lei e le attrici è evidente. Il canto delle spose è la storia di un’amicizia tra due ragazze adolescenti nella Tunisia del 1942. Myriam (una straordinaria Lizzie Brocheré), ebrea, povera, ribelle, promessa in sposa a un “vecchio” che la disgusta. Nour (Olympe Borval) è musulmana, fidanzata con un bel ragazzo che potrà sposarla solo se troverà lavoro. Il budget della pellicola è ridotto al minimo. Ma non importa. L’importante è la sensualità nascente dei corpi e il coraggio che le due amiche trovano per sfidare le stupide convenzioni che le circondano.-Pierre Murat, Télérama
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2012
Di Roland Emmerich. Con John Cusak, Amanda Peet. Stati Uniti 2009, 158’
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Non c’è mai stata nella storia del mondo una data così importante per tante religioni e culture, per tanti scienziati e governi. 2012 è un film epico su un immenso cataclisma globale e sull’eroico tentativo di salvare il genere umano. È un film catastrofico, in tutti i sensi. Sia perché parla di una catastrofe naturale, sia perché il film stesso è una catastrofe, a meno che non si voglia inserire nella ristretta categoria del trash di culto. Si basa sulla leggenda degli antichi maya, secondo cui il mondo finirà nel dicembre del 2012. Un improvviso fenomeno solare crea un problema alla crosta terrestre. Il che si traduce in terremoti, eruzioni vulcaniche, tifoni, tsunami. In poche parole il mondo è distrutto da terra, fuoco, vento e acqua. Ma c’è un lato positivo: nessuno potrà tagliare le ali al cuore degli esseri umani, al suo spirito. I leader del mondo civilizzato hanno costruito una moderna arca di Noè, dove possono rifugiarsi 400mila persone, una ogni 17mila abitanti della Terra. Vale a dire i ricchi e gli animali (a coppie). Il resto del mondo può godersi l’apocalisse ricostruita in grafica digitale, secondo i dettami più classici (Emmerich ha diretto anche Independence day e L’alba del giorno dopo). Dal caos emerge un padre divorziato che le tenta coraggiosamente tutte per portare in salvo la sua famiglia. Dovrà affrontare così tante prove (grattacieli che gli crollano sopra la testa, strade che si disintegrano sotto i suoi piedi, pioggia di fuoco e via dicendo) che a tratti si sconfina nel comico involontario. Almeno gli effetti speciali sono impressionanti: good bye Casa Bianca, au revoir Torre Eiffel, addio Vaticano. Insomma è chiaro. Speriamo che non si sparga la voce che 2012 è un documentario. -Colin Newton, Sunday Mail
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Il viaggio di Jeanne
Di Anna Novion. Con Jean-Pierre Darroussin, Anaïs Demoustier. Francia/Svezia 2008, 84’
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In Albert, sognatore insolito, splendidamente interpretato da Jean-Pierre Darroussin, si potrebbe vedere qualcosa di monsieur Hulot. Ma lasciamo da parte Jacques Tati, perché Albert è una creazione di Anna Novion. Nel suo film di debutto, al di là dei momenti da commedia, Novion racconta come le persone gestiscono la propria solitudine e, nel caso del nostro sfasato eroe, anche l’educazione di Jeanne, figlia preadolescente che lui non vuole veder diventare grande. Padre e figlia, in vacanza in Svezia, a causa di un malinteso sono costretti a dividere la casa presa in affitto con la proprietaria Anika e una sua amica francese, Christine. Un evento che stravolge i piani di Albert, per la gioia di Jeanne. E infatti il film parla anche della capacità di lasciare aperta la porta sull’inaspettato, sull’irrazionale e sull’amore. Il miscuglio di malinconia e comicità, la qualità delle interpretazioni e il tocco lieve dell’autrice, che non cerca effetti speciali, spiegano la riuscita di questa interessante opera prima. -Jean-Luc Douin, Le Monde
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Un alibi perfetto
Di Peter Hyams. Con Michael Douglas, Jesse Metcalfe, Amber Tamblyn. Stati Uniti 2009, 105’
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Questo inutile remake del classico del 1956 di Fritz Lang voleva essere un “noir classico”, ma realizzato con “giovani e senza adulti”, come spiega il regista, sceneggiatore e produttore Peter Hyams. Insomma un episodio particolarmente tortuoso di Csi, con il giardiniere di Desperate housewives e Michael Douglas impegnato a prendersi un ricco assegno. L’ambizioso reporter di Shreveport, Louisiana, C.J. Nicholas (Jesse Metcalfe) mette a punto un complicato piano per essere accusato di un omicidio che non ha commesso. S’infila in questo tunnel per smascherare il disonesto procuratore distrettuale della città (Douglas). Il film originale, l’ultimo di Lang negli Stati Uniti, era un atto d’accusa contro la pena di morte. Il rifacimento non aggiunge nulla se non qualche rumoroso e lunghissimo inseguimento in automobile. Amber Tamblyn con i suoi 26 anni è la più giovane del cast, ma è l’unica che dimostra di saper recitare come un adulto. -Melissa Anderson, The Village Voice
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I film italiani visti da un corrispondente straniero. Questa settimana Vanja Luksic, del quotidiano belga Le Soir e del settimanale francese L’Express.
Alza la testa
Di Alessandro Angelini. Con Sergio Castellitto, Anita Kravos. Italia 2009, 86’
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Sono gli attori la parte migliore del secondo film di Alessandro Angelini, il regista di L’aria salata. Forse ha un dono particolare per utilizzare il talento dei suoi interpreti ma l’attore protagonista dei suoi film è stato sempre premiato. Sergio Castellitto è più bravo che mai nel ruolo di Mero, operaio in un cantiere nautico di Ostia ma, soprattutto, pugile fallito, lasciato dalla ragazza albanese da cui ha avuto un figlio, Lorenzo (un debuttante simpaticissimo, Gabriele Campanelli). Mero punta tutto sulla carriera da pugile di suo figlio e lo allena in un modo ossessivo. Quando Lorenzo s’innamora di una giovane romena, per suo padre è la catastrofe. Ma Mero non immagina il destino che lo aspetta. I suoi pregiudizi finiranno per cadere davanti alle sorprese che la vita gli riserva, soprattutto l’incontro con Sonia, la persona più estranea che lui possa immaginare ma, nello stesso tempo, terribilmente vicina visto che, nel suo petto di trans, batte il cuore di Lorenzo. È Sonia la grande sorpresa del film. Un’attrice straordinaria, Anita Kravos, che riesce a dare una grande intensità alla sua interpretazione. Peccato che, nell’ultima mezzora del film, i colpi di scena diventano un po’ troppi.









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