Nel 2005 ci avevano catturato con Freakonomics: il calcolo dell’incalcolabile, un libro che spiegava perché la maggioranza degli spacciatori di droga vive ancora a casa con la mamma, che sosteneva che negli anni novanta la criminalità era diminuita grazie alla legalizzazione dell’aborto e che molti professori poco dotati ottengono una cattedra perché seguono le stesse regole dei campioni di sumo. Oggi Steven D. Levitt e Stephen J. Dubner ci riprovano con SuperFreakonimics: global cooling, patriotic prostitutes, and why suicide bombers should buy life insurance. Ma non convincono.
Il libro è uscito da poco negli Stati Uniti è ha già sollevato polemiche roventi. Una delle critiche più circostanziate è quella di Elizabeth Kolbert, una giornalista del New Yorker tra le più esperte in materia ambientale, che smonta le teorie dei due autori sul riscaldamento globale. Secondo loro l’allarme è eccessivo e le soluzioni finora proposte (turbine eoliche, panneli solari, biocarburanti) sono inutili. Loro propongono tecniche più ingegnose, alle quali solo le menti conservatrici e moraliste di qualche isterico ambientalista si rifiuta di pensare. Per esempio, una flotta di navi in fibra di vetro in grado di creare una nube che copra gli oceani, o una rete di tubi sottomarini che peschi le acque gelide degli abissi per portarle in superficie, o ancora un’eruzione vulcanica le cui emissioni di biossido di zolfo hanno nel tempo un effetto raffreddante.
Secondo la dura recensione di Kolbert sul New Yorker, tutto quello che i due provocatori scrittori (uno economista e l’altro giornalista) affermano sull’argomento è, fattualmente parlando, sbagliato, e scrivono solo per dimostrare quanto sono furbi.
Il problema, però, è che “schemi come questo sono contemporanemante affascinanti e pericolosi. Ogni volta che qualcuno - qualunque credenziali abbia - propone una soluzione semplice ed economica al riscaldamento globale, l’idea viene accolta come seria e innovativa ed è presa sul serio più di quanto meriti”.
All’inizio di SuperFreakonomics si spiega come nell’ottocento l’emergenza a New York erano gli escrementi dei cavalli che trainavano le carrozze, emergenza poi rientrata grazie all’arrivo delle automobili, paradigma dell’eccessivo allarme sul riscaldamento globale attuale. Il commento della giornalista è lapidario: “Anche se alcune forme di escrementi non sono effettivamente più un problema, altre saranno sempre con noi”.









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