Alcuni profughi rohingyas in Bangladesh (Andrea Pistolesi, Getty Images)
“È il popolo più dimenticato dell’Asia, forse del mondo. È il popolo dei rohingyas, una minoranza musulmana che vive in Birmania. Perseguitati dal regime militare per la loro religione, si sono rifugiati in Malesia e in Bangladesh. Vivono in campi profughi alla frontiera con la Birmania in condizioni igieniche proibitive. Un terzo di loro è composto da bambini sotto ai dieci anni”. John Carlin racconta in un lungo reportage su El País semanal e in un video, la persecuzione e la discriminazione dei rohingyas sotto il regime dei militari birmani.
Questo popolo, racconta Carlin, è originario di uno stato nel nordest della Birmania, l’Arakan. È da sempre discriminato dal regime perché musulmano, in un paese a maggioranza buddista, perché le persone hanno la pelle più scura degli altri birmani e hanno sempre resistito al controllo del governo centrale dai tempi della seconda guerra mondiale. In pratica i rohingyas vivono come prigionieri nel loro paese. Infatti devono comunicare al governo ogni spostamento, non possono cambiare città, non possono sposarsi o avere figli senza l’autorizzazione delle autorità militari.
Infine devono lavorare come braccianti senza ricevere nulla in cambio e soprattutto non possono praticare la loro religione liberamente. All’ora della preghiera, quando vorrebbero andare alla moschea, gli viene vietato di uscire di casa. “Quando qualcuno viene trovato a fare riparazioni o lavori di manutenzione in una moschea gli viene fatta pagare una multa molto alta o addirittura si rischia il carcere”, racconta Carlin.
Per sfuggire a questa vita di stenti la maggior parte dei rohingyas tenta la strada dell’esilio, si affida a trafficanti di uomini e affronta un viaggio pieno di pericoli per raggiungere il Bangladesh o, con dei barconi, la Malesia. Ci sono 25mila rohingyas rifugiati in campi profughi in Malesia e più di 30mila in Bangladesh.









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