Ben Rhodes, consigliere diplomatico dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ci ha scherzato su, scrivendo sui social network: “Nessuno di noi dimenticherà mai dove si trovava quando ha ricevuto la notizia del Pallone, né la faticosa vittoria riportata negli ultimi istanti della Battaglia del Pallone”. Si riferiva alla reazione isterica di una parte dei repubblicani statunitensi quando si è saputo di un pallone aerostatico di sorveglianza cinese in volo sopra gli Stati Uniti. L’iperventilazione è continuata anche dopo che è stato abbattuto. La sua distruzione ha scatenato la furia di Pechino.

Questa politicizzazione è una cattiva notizia. Finora a Washington il dossier cinese aveva riscosso un consenso bipartisan, una rarità nel brutto clima che regna tra i due grandi partiti statunitensi. Il fatto che i repubblicani abbiano accusato l’amministrazione democratica di avere paura ha certamente avuto un peso nella decisione di annullare la visita a Pechino del segretario di stato Antony Blinken.

Bisognerà aspettare molti mesi per conoscere i veri motivi della strana odissea del pallone, ufficialmente impiegato per le rilevazioni meteorologiche. D’altra parte la vicenda ha già mostrato come i rapporti tra le due grandi potenze possano finire ostaggio di bassi calcoli politici ed eccessi di nervosismo. Quest’agitazione va fermata. Il conflitto che la Russia ha scatenato attaccando l’Ucraina è già sufficientemente destabilizzante.

Lo scorso novembre a Bali, in Indonesia, i presidenti di Cina e Stati Uniti avevano cominciato a riallacciare rapporti deboli, ma necessari. I loro paesi hanno solo da guadagnare dal dialogo. Le sfide comuni sono troppe – dalla lotta alle pandemie a quella contro la crisi climatica – perché le due parti si rinchiudano nella diffidenza e nell’ostilità. ◆ fdl

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Questo articolo è uscito sul numero 1498 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati