Sono passati più di sei anni da quando Sampha ha pubblicato Process, il disco vincitore del Mercury Prize che aveva messo il cantautore londinese al centro della scena musicale indie britannica. Process era un’esplorazione della mortalità, travolto dal dolore e dalla perdita della madre, e guidato da una cupa miscela di strumentazione acustica ed elettronica, il tutto contraddistinto dalla voce intensa di Sampha. L’atteso seguito, Lahai, sembra il prodotto di anni di meditazione ed esplorazione. Prende il nome dal nonno paterno del cantante, il cui nome è anche il secondo nome di Sampha, ed è uno studio intimo e personale sull’esistenza, il tempo, la scienza, la famiglia, l’amore e la spiritualità. Lahai estende la carriera di Sampha mettendo in mostra la sua ispirazione, la sua capacità di scrivere canzoni e, inevitabilmente, la sua anima.
Ben Jardine, Under the Radar

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Questo articolo è uscito sul numero 1535 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati