Finalmente l’epoca in cui le grandi aziende tecnologiche potevano contare su un’ampia tolleranza e una scarsa regolamentazione sta finendo. Le indagini su Apple, Alphabet e Meta annunciate il 25 marzo dall’Unione europea sono solo l’ultimo segnale di questo cambiamento. Il 4 marzo l’Unione ha imposto alla Apple una multa da 1,8 miliardi di euro per aver soffocato la concorrenza nello streaming musicale attraverso il controllo delle app rivali nell’Apple store. Il 21 marzo gli Stati Uniti hanno aperto una causa antitrust perché la Apple avrebbe ostacolato il passaggio dagli iPhone ai telefoni delle altre aziende, limitandone i servizi e le applicazioni (la Apple sostiene che questo controllo garantisce a chi ha un iPhone servizi migliori e più sicurezza).

Infine il 25 marzo è stata annunciata un’indagine sulla conformità di Apple, Google e Meta al nuovo regolamento europeo per i “mercati equi e contendibili nel settore digitale”, il Digital markets act. Da tempo l’Unione è all’avanguardia nella battaglia per arginare lo strapotere dei colossi tecnologici, soprattutto nel campo della protezione dei dati e del diritto alla privacy.

L’ultimo affondo di Bruxelles prende di mira le pratiche ostruzionistiche di queste aziende e vuole verificare se hanno garantito un’adeguata libertà di scelta agli utenti e alle imprese. Le possibili sanzioni sono pesanti. L’indagine dovrebbe durare circa un anno.

In passato l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno sprecato diverse occasioni per contrastare i monopoli della tecnologia. Ora l’Europa ha limitato sensibilmente la possibilità che le aziende tecnologiche agiscano impunemente e senza controllo, diventando di fatto il leader globale nella regolamentazione del settore. Ma anche gli Stati Uniti hanno straordinari strumenti normativi e di recente hanno mostrato la volontà di usarli e rafforzarli. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1556 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati