Nel 1974 a Hadar, in Etiopia, furono ritrovati i resti fossili di Lucy, una femmina di Australopithecus afarensis vissuta 3,2 milioni di anni fa che è stata a lungo considerata la più antica antenata degli esseri umani. Alta circa un metro, Lucy camminava eretta, ma poteva arrampicarsi sugli alberi, e si nutriva di bacche e frutta. Per circa vent’anni l’A. afarensis è rimasto la specie di ominide più antica nota ai ricercatori, ma le scoperte degli ultimi anni hanno rimesso tutto in discussione. Sono state identificate infatti specie più antiche, come l’Ardipithecus ramidus, vissuto 4,4 milioni di anni fa, e l’Ardipithecus kadabba, risalente a 5,8 milioni di anni fa. È stato anche individuato quello che potrebbe essere l’antenato diretto di Lucy, l’Australopithecus anamensis. Il quadro dell’evoluzione umana è diventato più complesso, e più che di un albero genealogico si potrebbe parlare di un cespuglio con molti rami. Qualcuno vorrebbe considerare Lucy una prozia invece che un’antenata diretta. La ricostruzione dei rapporti evolutivi tra le diverse specie è complicata dalla mancanza di fossili, soprattutto dei primati del genere Homo. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1558 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati