Con la vittoria di Prabowo Subianto, che alle elezioni presidenziali del 14 febbraio ha surclassato i due avversari, l’Indonesia avrà probabilmente un governo stabile e favorevole agli investimenti, con forti tendenze nazionalistiche e dispotiche. È probabile che Joko “Jokowi” Widodo, che terminerà il suo mandato a ottobre senza essere riuscito a raggiungere molti dei suoi obiettivi, giocherà un ruolo di primo piano in questo esecutivo. Ma difficilmente Prabowo, che cerca di diventare presidente da quarant’anni, seguirà in modo servile le indicazioni del suo predecessore. I mercati si sono ripresi e la rupia indonesiana si è stabilizzata dopo che Prabowo ha promesso di portare avanti alcuni dei progetti di Jokowi, tra cui la costruzione della nuova capitale Nusantara, il sostegno alla lavorazione delle risorse minerarie e la creazione di un contesto favorevole agli investimenti per rafforzare lo sviluppo interno. Prabowo ha inoltre detto di voler portare l’Indonesia tra i paesi sviluppati entro il 2045, ridurre il debito pubblico nei prossimi cinque anni, rafforzare l’esercito e fornire pasti e latte gratuiti nelle scuole. Ma, per il suo passato da militare e la sua personalità volubile, in molti temono che Prabowo non baderà più di tanto ai principi democratici.

Una nuova immagine

Prabowo è l’ex genero di Suharto, il militare che guidò il paese in modo autoritario fino al 1998. Secondo dati non ufficiali, ha ottenuto più del 55 per cento dei voti, staccando di venti punti il candidato arrivato secondo, Anies Baswedan, e superando ogni aspettativa. È indubbio che Prabowo debba la sua resurrezione politica a Jokowi, che con un gesto di riconciliazione l’ha nominato ministro della difesa nel 2019 dopo averlo sconfitto in modo netto alle presidenziali per la seconda volta. Da quel momento l’ex comandante delle forze speciali ha cercato di cambiare la sua immagine provando a essere più amichevole e accomodante. A quanto pare ci è riuscito, perché alcuni indonesiani hanno dimenticato i suoi trascorsi da militare sospettato di essere coinvolto in crimini contro l’umanità. Secondo gli analisti, alle ultime elezioni Prabowo è stato avvantaggiato dal ricambio generazionale: il 52 per cento degli elettori ha meno di quarant’anni, e molti di loro appartengono alla generazione z, perciò potrebbero non essere consapevoli delle gravi accuse contro Prabowo o considerarle storia passata.

Stabilità incerta

Ci si chiede se Prabowo sarà in grado di portare avanti il suo programma, per non parlare di quello del presidente uscente. Il Gerindra, il suo partito, è arrivato terzo dopo il Golkar, ed entrambi faranno parte del nuovo governo. Tuttavia, il Partito democratico indonesiano di lotta (Pdi-P), da cui Jokowi ha preso le distanze rifiutandosi di sostenerne il candidato a favore di Prabowo, continua a essere la formazione politica con più parlamentari, e sarà all’opposizione. Megawati Sukarnoputri, figlia di Sukarno, il presidente fondatore dell’Indonesia, e leader del Pdi-P, ha un rapporto difficile con Jokowi fin dalla sua prima elezione nel 2014.

Se è vero che la valanga di voti dovrebbe garantire stabilità, tutti osserveranno con attenzione Prabowo, tenuto conto del suo ruolo nella repressione durante il regime di Suharto. Sotto scrutinio saranno anche le mosse di Jokowi per mantenere il controllo del potere.

Nel precario percorso dell’Indonesia verso la democrazia avviato dopo la caduta di Suharto nel 1998, i presidenti che si sono succeduti fin qui hanno prestato poca attenzione alle ambizioni dei loro predecessori. I principali obiettivi del presidente uscente – cioè la crescita economica, lo sviluppo delle infrastrutture e la costruzione di Nusantara, la nuova remota capitale a 1.200 chilometri di distanza da Jakarta, nella parte indonesiana del Borneo – restano sostanzialmente incompiuti anche se in questi anni il pil del paese è cresciuto in media del 5 per cento.

Accompagnato dal suo candidato alla vicepresidenza Gibran Rakabuming Raka – primogenito di Widodo – Prabowo ha cercato di apparire rassicurante. “Questa dev’essere la vittoria di tutti gli indonesiani. Ora che la campagna elettorale è finita, dobbiamo essere di nuovo uniti”, ha dichiarato. Ha detto più volte di andare d’accordo con Jokowi, che continua ad avere un consenso fenomenale, con un tasso di approvazione del 76 per cento.

Prabowo ha ripetuto più volte di aver tracciato insieme a Jokowi un piano generale per il futuro dell’Indonesia, mostrando una condivisione d’intenti. Molti, però, temono che la sua vittoria possa riportare il paese ai giorni della dittatura, con la soppressione della libertà d’espressione, una corruzione diffusa e il potere nelle mani dell’esercito. ◆ gim

Da sapere
Massacri e sparizioni

◆ Il 16 settembre 1983 a Timor Leste, vicino al villaggio di Caraubalo, alcuni uomini del Kopassus, le forze speciali indonesiane, uccisero a freddo un gruppo di guerriglieri e le loro famiglie: 55 persone tra cui donne e bambini. Il giorno dopo ne furono assassinate altre 140. L’Indonesia del generale Suharto, il secondo presidente del paese, aveva invaso la parte orientale dell’isola di Timor nel 1975, subito dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza della colonia portoghese. All’annessione di Timor Leste a Jakarta era seguita una dura e cruenta repressione delle forze di resistenza. A guidare la squadra del Kopassus c’era un giovane comandante di appena 26 anni, che era entrato nelle forze speciali nel 1976 e pochi mesi prima aveva sposato la secondogenita di Suharto. Era Prabowo Subianto, che negli anni a venire sarebbe diventato generale e poi capo delle forze strategiche di riserva dell’esercito indonesiano (Kostrad). Nel 1996 Prabowo guidò una missione delle forze speciali nella provincia di Papua, dove i suoi uomini fecero una spedizione punitiva contro i civili sospettati di sostenere i separatisti. Nella primavera del 1998, quando Jakarta stava precipitando nel caos dopo il crollo della dittatura di Suharto, Prabowo si distinse ancora una volta per il rapimento e la tortura di studenti e attivisti a favore della democrazia. Per quest’ultimo episodio fu congedato dall’esercito e gli fu revocato il permesso d’ingresso negli Stati Uniti fino al 2019, quando diventò ministro della difesa di Joko Widodo.


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Questo articolo è uscito sul numero 1551 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati