Sono passate 12 ore e 25 minuti da quando è stato chiaro che Otis era diventato un uragano al momento in cui ha devastato Acapulco, in Messico, il 24 ottobre. Otis, una tempesta tropicale che si era formata a circa cinquecento chilometri dalla città costiera, ha toccato terra come uragano di categoria 5. Nessuno era preparato ad affrontare venti che soffiavano a più di 250 chilometri orari. Finora il bilancio ufficiale è di 47 morti e 59 dispersi, 580mila persone hanno subìto danni, settemila ettari di terreno sono pieni di edifici distrutti, novecento chilometri di strade sono state colpite. In una città che vive di turismo, l’80 per cento degli alberghi è danneggiato. Per la ricostruzione, secondo il governo, ci vorranno almeno 61 miliardi di pesos (circa tre miliardi di euro). La risposta alla catastrofe segnerà l’ultimo anno di presidenza di Andrés Manuel López Obrador. Otis è una sfida inaspettata per il governo: nella storia del paese ci sono stati solo sei uragani di categoria 5. L’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha definito Otis uno degli uragani che più velocemente si è intensificato da quando ci sono le misurazioni. Il riscaldamento degli oceani sta creando le condizioni perfette per aumentare la forza e la frequenza di questi fenomeni.

Il governo dello stato di Guerrero e quello federale hanno dato un preavviso minimo dell’arrivo dell’uragano e non hanno valutato la sua forza in modo corretto. La sindaca di Acapulco, Abelina López, ha chiesto ai cittadini di prepararsi per le piogge abbondanti di un uragano che avrebbe potuto raggiungere categoria 4 alle 15.45. Alle 18 il centro nazionale uragani degli Stati Uniti e il servizio meteorologico messicano hanno confermato che Otis avrebbe toccato terra con il rischio più alto, cioè categoria 5. Due ore dopo la governatrice di Guerrero, Evelyn Salgado, e López Obrador hanno esortato la popolazione a cercare riparo. Ma centinaia di imbarcazioni sorvegliate dai marinai sono rimaste nella baia di Acapulco.

Inevitabile incertezza

“Otis non poteva essere previsto per due motivi: servono buone informazioni e noi non le avevamo, e poi nei modelli c’è sempre un grado di incertezza”, dice Gian Carlo Delgado, ricercatore all’istituto di geografia dell’Università nazionale autonoma del Messico (Unam). “Il Messico ha sei radar Doppler (uno è in manutenzione) ma date le sue dimensioni dovrebbe averne trenta. I pochi aerei a disposizione per valutare la velocità reale degli uragani il 24 ottobre erano nel golfo del Messico, quindi è stato un aereo statunitense ad avvisare che la velocità reale di Otis era di 270 chilometri orari”. Secondo Delgado, “se non riduciamo le emissioni di gas serra, il futuro sarà questo”.

L’uragano ha colpito il secondo stato più povero del Messico. In base ai dati del Consiglio nazionale di valutazione della politica di sviluppo sociale, il 60 per cento della popolazione di Guerrero vive in povertà e il 25 per cento in estrema povertà. Il motore dell’economia e della mobilità sociale della regione era Acapulco, una città con uno dei tassi di omicidi più alti del mondo e centinaia di migliaia di persone povere. Ad Acapulco i messicani ricchi vanno per il fine settimana, in appartamenti in zone esclusive della città. La disuguaglianza esisteva già, ma Otis l’ha portata sotto gli occhi di tutti.

Mentre gli hotel hanno mandato via i turisti con i pullman e i proprietari degli appartamenti di fronte al mare sono rientrati nelle loro case a Puebla o a Città del Messico, i cuochi, i camerieri e il personale degli alberghi sono rimasti. Provviste e acqua sono arrivate nei quartieri più centrali dopo quattro giorni e dopo una settimana nelle zone più isolate. In altre aree gli aiuti saranno consegnati in elicottero, perché le strade non sono ancora percorribili.

L’uragano ha lasciato quasi un milione di persone senza elettricità, acqua potabile, viveri e carburante. “La fornitura idrica è stata interrotta e la mancanza di elettricità impedisce la refrigerazione degli alimenti. Nelle aree colpite le persone cominciano a bere l’acqua dei fiumi e le infezioni parassitarie si moltiplicano”, spiega Giorgio Franyuti, direttore dell’ong Medical impact. La priorità, dice, è ristabilire i servizi igienici e fognari di base, prevenire la diffusione delle zanzare, depurare l’acqua, fornire i farmaci per le malattie croniche come il diabete o la pressione alta, antifungini, antiparassitari e antibiotici. Bisogna evitare che scoppi un’epidemia di dengue.

Cambiare rispetto al passato

La strategia di ricostruzione presentata dal governo prevede il pagamento anticipato delle pensioni, una proroga di sei mesi dei pagamenti dei mutui, l’esenzione dal pagamento delle bollette dell’elettricità fino al febbraio 2024, la distribuzione settimanale di un paniere di base per 250mila famiglie per tre mesi, un contributo tra gli ottomila e i 60mila pesos per le case colpite e prestiti agevolati. “Bisogna affrontare l’emergenza immediata, ma pensare anche alla ricostruzione, che va realizzata in modo diverso rispetto al passato, altrimenti i problemi si ripeteranno”, dice Delgado. Secondo lui, occorre creare sulla spiaggia una fascia di rispetto dove non si può edificare, obbligando i grandi alberghi in riva al mare ad arretrare; piantare mangrovie (catturano CO2, aiutano la biodiversità e fanno da cuscinetto contro eventuali uragani); scegliere con cura materiali e tecniche di costruzione. Ma è possibile fare tutto questo ad Acapulco durante uno stato di emergenza? “Ci saranno resistenze ai cambiamenti”, dice Delgado. “Stanno rimettendo a posto i diecimila pali della luce, però questa volta i cavi elettrici dovrebbero essere interrati. Molto dipenderà dalla capacità di negoziazione delle autorità ai vari livelli di governo. Le cose potevano andare peggio, per esempio se Otis fosse arrivato nel 2020, durante la pandemia di covid-19 e senza vaccini. Quindi oltre a ricostruire bisogna rafforzare anche la sanità”. ◆fr

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Questo articolo è uscito sul numero 1537 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati