Siamo davanti a una svolta o si è trattato solo di un colpo di scena senza futuro? Difficile a dirsi, ma resta il fatto che dopo la visita lampo di Bashar al Assad a Mosca i capi della diplomazia statunitense, russa, turca e saudita si sono ritrovati ventiquattr’ore dopo a Vienna per parlare di una possibile soluzione alla crisi siriana.

Cominciamo dall’ipotesi ottimista. Fin dall’inizio del loro intervento in Siria, i leader russi hanno ripetuto in privato che ai loro occhi è importante impedire il crollo del regime, ma che al contempo è necessario avviare un processo politico indispensabile a porre fine al conflitto. Secondo i russi bisogna procedere “un passo alla volta” e non si può escludere che per loro questo incontro segni l’inizio della seconda fase.

Esiste un precedente di convergenza tra Russia e Stati Uniti sulla Siria e riguarda le armi chimiche

Nell’ultimo periodo i russi hanno parlato molto (senza successo) con i sauditi, leader del campo sunnita e grandi rivali dell’Iran sciita alleato di Bashar al Assad. Il Cremlino ha appena concluso con gli Stati Uniti un accordo militare per evitare qualsiasi incidente tra le rispettive aviazioni sul cielo siriano, e questo significa che Mosca è rimasta in contatto stretto con Washington.

In questo contesto non bisogna dimenticare che sono stati proprio russi e statunitensi ad aver sostenuto il ritiro delle armi chimiche dalla Siria per evitare un bombardamento delle strutture militari del regime. Esiste dunque un precedente di convergenza russostatunitense sulla Siria.

Allo stesso tempo è sorprendente constatare che i ministri degli esteri di Mosca e Washington, a Vienna, abbiano avuto come unici interlocutori i due paesi sunniti più contrari alla permanenza di Assad al potere, cioè l’Arabia Saudita e la Turchia.

L’incontro lascia pensare che l’oggetto delle discussioni sia stato un possibile compromesso sull’allontanamento di Assad: può darsi che turchi e sauditi non escludano una transizione in Siria guidata per qualche mese da Assad, mentre gli iraniani garantiscono che il loro obiettivo non è quello di mantenere Assad eternamente in sella.

L’ipotesi pessimista

Dobbiamo dedurne che al momento adatto i russi potranno favorire l’allontanamento del presidente in cambio di garanzie sulla permanenza in Siria della sua comunità? Ancora non è chiaro, ma dopo aver ricevuto Assad in pompa magna, Vladimir Putin ha trascorso la giornata di mercoledì al telefono con i più importanti leader sunniti, come se avesse un messaggio da riferire.

Quanto all’ipotesi pessimista, è abbastanza chiara. In fondo gli statunitensi non hanno più niente da perdere perché vogliono in tutti i modi svincolarsi dal Medio Oriente. Putin, dal canto suo, avrebbe tutto l’interesse a trovarsi nella posizione di poter sostenere di aver fatto il possibile.

I sauditi sono naturalmente felici di essere invitati a una trattativa che esclude gli iraniani, mentre il presidente turco deve affrontare difficili elezioni e qualsiasi attestato dell’importanza della Turchia lo favorisce. Forse avevano tutti un interesse a partecipare a questo incontro, anche se consapevoli della sua inutilità.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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