• 23 Set 2016 14.00

Una questione privata

Claudio Rossi Marcelli
23 settembre 2016 14:00

Come comportarsi con dei ragazzini che prendono in giro mio figlio di sei anni che non crede in dio?–Katia

“I bambini che crescono in famiglie molto religiose tendono a essere meno altruisti di quelli che provengono da famiglie non religiose o atee”. Questa è la conclusione di una ricerca condotta su un campione di 1.170 bambini tra i 5 e i 12 anni provenienti da sei paesi (Canada, Cina, Giordania, Turchia, Stati Uniti e Sudafrica) e pubblicata su Current Biology lo scorso anno.

Tra le prove a cui sono stati sottoposti i bambini c’erano quella sulla propensione a condividere adesivi con compagni di scuola di etnie diverse o quella sulla scelta del tipo di punizione da infliggere a dei coetanei che si erano comportati male. “Benché i genitori religiosi fossero molto più propensi degli altri a descrivere i loro figli come empatici e attenti alla giustizia”, commenta la rivista Le Scienze, “i risultati dei test sui bambini hanno indicato l’opposto”.

Da genitore ateo, sto crescendo i miei figli nell’idea che la scelta di essere religiosi o meno si fa da adulti, e loro sanno che quando il bambino di turno comincia a interrogare tutti i compagni di classe per sapere chi crede in dio e chi no (e quindi chi andrà in paradiso e chi no), loro devono rispondere: “In casa nostra non parliamo della fede degli altri, perché è una questione privata”. Mia figlia mi ha preso talmente in parola che durante una drammatica discussione su Babbo Natale ha zittito tutti dicendo: “Ognuno è libero di crederci o no. La religione è una questione privata”.

Questa rubrica è stata pubblicata il 23 settembre 2016 a pagina 16 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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