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Gli hacker potrebbero aver violato dati dei militari e dell’intelligence degli Stati Uniti

Alcuni funzionari hanno parlato di un possibile secondo attacco informatico nel quale potrebbero essere stati violati i dati del personale militare e dei servizi segreti


  • 10 Lug 2015 20.20

Dopo gli attacchi hacker si è dimessa la direttrice dell’ufficio del personale del governo statunitense

Si è dimessa Katherine Archuleta, la direttrice dell’Ufficio di gestione del personale (Opm) statunitense, l’agenzia che gestisce i dati dei dipendenti del governo federale tra cui quelli di chi lavora con la sicurezza nazionale. L’alta funzionaria era stata attaccata da più parti – soprattutto dai politici repubblicani – dopo la recente massiccia violazione di dati ai danni del suo ufficio. Il suo posto sarà ricoperto ad interim dalla vicedirettrice, Beth Cobert.

Si ritiene che negli attacchi hacker che hanno colpito l’ufficio siano stati rubati i dati di venti milioni di impiegati ed ex impiegati, oltre ai documenti compilati dal personale militare e dei servizi segreti per i controlli legati alla sicurezza. Secondo le indagini, gli hacker responsabili sono collegati al governo cinese ma Pechino ha definito l’ipotesi “irresponsabile e controproducente”.

  • 13 Giu 2015 10.54

Gli hacker potrebbero aver violato dati del personale militare e dei servizi segreti degli Stati Uniti

In un attacco informatico che ha colpito gli uffici governativi degli Stati Uniti potrebbero essere stati violati dati sensibili del personale militare e dei servizi segreti. È quanto è stato riferito da alcuni funzionari che hanno parlato all’agenzia Associted press a condizione di rimanere anonimi. La notizia di un attacco hacker contro l’Ufficio di gestione del personale (Opm), l’agenzia che gestisce i dati dei dipendenti del governo federale e i loro accessi a informazioni riservate, è stata diffusa il 5 giugno, ma finora si riteneva che fossero stati violati i dati di quattro milioni di persone, tra attuali ed ex dipendenti del governo.

Quello che emerge ora sono i dettagli di un possibile secondo attacco, un cui gli hacker potrebbero avere avuto accesso ai documenti compilati dal personale militare e dei servizi segreti per i controlli legati alla sicurezza. In particolare potrebbe essere stato violato lo Standard form 86, un modulo di 127 pagine che contiene le informazioni personali dei dipendenti, dal colore degli occhi, alla storia finanziaria e sanitaria, ai problemi con le dipendenze, ai contatti degli amici e dei parenti.

Si ritiene inoltre che il numero dei dipendenti del governo federale colpiti dall’attacco potrebbe essere molto superiore e arrivare a quattordici milioni. Secondo le indagini, gli hacker responsabili sarebbero collegati al governo cinese, riferisce la stampa statunitense. Pechino ha definito l’ipotesi “irresponsabile e controproducente”. Il governo degli Stati Uniti ha annunciato ulteriori misure per rafforzare la sicurezza informatica.

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  • 05 Giu 2015 08.27

Attacco informatico negli uffici governativi degli Stati Uniti

L’amministrazione del presidente Barack Obama ha confermato quello che sembra essere uno dei più gravi attacchi informatici della storia recente, che riguarda la violazione dei dati personali di milioni di dipendenti del governo degli Stati Uniti. Secondo le indagini, gli hacker responsabili sarebbero collegati al governo cinese, riferisce la stampa statunitense.

L’attacco ha colpito in particolare l’Ufficio di gestione del personale (Opm), l’agenzia che gestisce i dati dei dipendenti del governo federale e i loro accessi a informazioni riservate, ma si teme che possa aver interessato tutte le agenzie del governo di Washington. Alcuni hacker si sono infiltrati nel sistema informatico dell’Opm entrando in possesso delle informazioni personali di quattro milioni di persone tra attuali ed ex dipendenti del governo. L’indagine è affidata all’Fbi. Non è ancora chiaro se l’attacco sia stato compiuto a scopo commerciale o per spionaggio.

Un portavoce dell’ambasciata di Pechino negli Stati Uniti ha detto che ogni accusa fatta sulla base di ipotesi è “irresponsabile e controproducente” e che il suo paese ha già fatto molto per prevenire gli attacchi informatici.

La violazione dei dati è stata individuata per la prima volta ad aprile, ma sembra risalire per lo meno alla fine dell’anno scorso. Si tratta della terza grande intrusione in un sistema informatico federale da parte di hacker stranieri avvenuta nel corso dell’anno. Un attacco simile, attribuito sempre alla Cina, era stato fermato nel luglio del 2014 prima che gli hacker riuscissero a sottrarre i dati. Ad aprile di quest’anno, invece, è stata diffusa la notizia che alcuni hacker russi avevano avuto accesso alla corrispondenza del presidente Obama, violando un sistema informatico non riservato della Casa Bianca.