I minatori boliviani armati di piccole cariche di dinamite e di sassi hanno preso d’assalto mercoledì la sede del ministero dell’interno a La Paz, dopo il fallimento delle trattative tra i leader del Comitato civile di Potosí e il governo di Evo Morales. La polizia ha risposto con proiettili di gomma e lacrimogeni.

I lavoratori delle miniere del distretto meridionale di Potosí sono in sciopero da 17 giorni. Protestano per ottenere dall’esecutivo la costruzione nella loro regione di ospedali e strade e l’ampliamento dell’aeroporto locale. Potosí è una zona rurale del paese, ricca di risorse minerarie, ma sguarnita di infrastrutture, cibo e medicine. Rispetto al resto della Bolivia, che cresce al ritmo del cinque per cento l’anno, Potosí è immersa in una profonda crisi economica causata dal crollo dei prezzi dei minerali. Per questo, gli abitanti chiedono anche a La Paz un piano di industrializzazione che offra alternative ai lavoratori della regione.

La manifestazione è stata pacifica fino a quando i leader del comitato non sono tornati dal tavolo della trattativa con un nulla di fatto. Allora i manifestanti si sono scagliati contro la sede del ministero dell’interno e la polizia ha cercato di fermarli. Gli scontri sono durati circa un’ora e mezza. Ci sono stati tre feriti e 44 arresti.

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