Donald Trump nello studio ovale con il senatore Chuck Schumer e il consigliere legale della Casa Bianca Marc Short, il 6 settembre 2017.

L’imprevedibile Trump resuscita i democratici

Donald Trump nello studio ovale con il senatore Chuck Schumer e il consigliere legale della Casa Bianca Marc Short, il 6 settembre 2017.
09 settembre 2017 10:13

Il 7 settembre il presidente statunitense Donald Trump ha sorpreso tutti stringendo un accordo con i leader del Partito democratico. La Casa Bianca appoggerà un provvedimento presentato dall’opposizione al congresso per stanziare fondi ulteriori per le zone del Texas colpite dall’uragano Harvey e per alzare il limite fissato dalla legge per il debito pubblico, evitando così lo shutdown, il blocco delle attività del governo.

La notizia ha fatto infuriare il Partito repubblicano, e già prima che fosse reso noto, Paul Ryan, leader della maggioranza al congresso, aveva definito l’accordo ridicolo e scandaloso. John McCain, senatore dell’Arizona, ha detto: “Non ho mai visto niente di simile. Sono un tipo abbastanza intelligente, ma non capisco il senso di questa cosa”.

L’indignazione dei repubblicani è dovuta a motivi ideologici – sotto la presidenza di Barack Obama si sono sempre opposti all’innalzamento del tetto del debito e all’aumento della spesa – e di tattica politica, visto che con questa mossa Trump ha messo i democratici al centro delle trattative in parlamento, mentre fino a ieri non avevano nessuna arma per influenzare il dibattito legislativo. Ora la frattura tra la Casa Bianca e la maggioranza che teoricamente sostiene il presidente è ancora più profonda, e nei prossimi mesi i democratici la useranno per condizionare il dibattito su temi più importanti come la riforma fiscale e, soprattutto, sull’immigrazione.

Ancora pochi mesi per i dreamers
Pochi giorni prima l’amministrazione Trump aveva annunciato di voler cancellare il Deferred actions for childhood arrivals (Daca), un programma creato da Obama per evitare che gli immigrati senza documenti arrivati nel paese da bambini – i cosiddetti dreamers – possano essere espulsi dal paese. Le persone colpite dal provvedimento sono circa 800mila senza precedenti penali e completamente integrate nella società statunitense. Spiegando la decisione, il ministro della giustizia Jeff Sessions ha sostenuto che il Daca andava cancellato perché era il frutto di un abuso di potere da parte di Obama.

In realtà l’ex presidente aveva approvato il programma con un decreto presidenziale dopo che la camera dei deputati, controllata dai repubblicani, si era rifiutata di discutere una proposta di legge in materia.

Sessions ha anche detto che il Daca si concluderà il 5 marzo del 2018 e ha chiesto al congresso di approvare una nuova legge sui dreamers prima di quella data. In questo modo Trump ha scaricato sul congresso la responsabilità di una misura impopolare (la maggior parte degli statunitensi, compresi molti repubblicani, è favorevole alla regolarizzazione dei dreamers) e probabilmente costringerà i repubblicani a ricalibrare le loro strategie e le loro priorità per tenere conto che il presidente non ha problemi a fare accordi con l’opposizione per superare una situazione di stallo.

Trump non è mai stato, ed evidentemente non sarà mai, un repubblicano convinto

Cosa ci dice tutto questo su Trump e sulla direzione che prenderà la sua amministrazione? Ormai è certo che Ryan e gli altri leader del partito hanno sbagliato a pensare che una volta alla Casa Bianca Trump avrebbe messo da parte il populismo e sarebbe diventato un normale presidente repubblicano.

Trump non è mai stato, ed evidentemente non sarà mai, un repubblicano convinto. L’anno scorso ha preso il controllo del partito con una scalata ostile, poi ha vinto le elezioni con un programma politico che andava contro tutti i dogmi conservatori, mentre tutti i principali esponenti della destra tradizionale prendevano le distanze da lui (un fatto che un vendicativo come Trump non può non essersi legato al dito).

L’opportunità dei democratici
La sua prima trattativa con il partito e con il congresso, quella sulla riforma sanitaria, è stata un totale fallimento, e dopo otto mesi il presidente si rende conto di non aver realizzato quasi niente di quello che aveva promesso.Tutto questo sta aumentando la tendenza di Trump a gestire il potere come se fosse una delle sue aziende, ad avere un approccio istintivo e pragmatico invece che ideologico, a valutare ogni situazione in termini di perdita e guadagno di consenso, ad affrontare ogni trattativa cercando un vantaggio politico immediato senza pensare a una strategia nel lungo periodo.

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Era noto che per Trump chiunque può diventare un nemico politico (tranne forse sua figlia Ivanka e il genero Jared Kushner). Ora sappiamo anche che chiunque può diventare un suo alleato, soprattutto quando il presidente vede materializzarsi i suoi incubi peggiori: l’immobilismo politico e la perdita di consenso.

Per i democratici questa situazione crea l’opportunità che aspettavano per tornare a contare nel dibattito politico e rimettersi in piedi in vista delle elezioni di metà mandato del 2018. Ma rappresenta anche un rischio, in un momento in cui la società statunitense è attraversata da tensioni sociali che non si vedevano da decenni, in buona parte scatenate dalla stessa persona che oggi getta un ponte verso l’opposizione.

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