NUOVE NOTIZIE
  • 22 Apr 2020 18.23

Il punto sul coronavirus in Italia

Il 22 aprile, alle ore 18, la protezione civile ha presentato il bollettino sulla diffusione del nuovo coronavirus (Sars-cov-2) in Italia.

  • Il 22 aprile ci sono stati 3.370 nuovi contagi. Ieri erano stati 2.729. Le persone contagiate dall’inizio dell’epidemia sono 187.327, compresi i morti e i guariti.
  • Attualmente risultano positive 107.699 persone, 10 in meno rispetto al 21 aprile.
  • Il 22 aprile ci sono stati 437 decessi, 97 in meno rispetto a ieri. In totale sono morte 25.085 persone.
  • Il numero dei guariti sale a 54.543 persone, 2.943 in più rispetto al 21 aprile.
  • A oggi 81.510 persone sono in isolamento domiciliare e 2.384 sono nei reparti di terapia intensiva, 87 in meno di ieri.
  • La situazione peggiore resta in Lombardia, dove 817 persone si trovano ricoverate nei reparti di terapia intensiva (34 in meno di ieri). I casi di contagio dall’inizio dell’epidemia sono 69.092.
  • Oggi la regione che ha registrato più nuovi contagi è la Lombardia (1.161), davanti al Piemonte (784). Quelle che ne hanno registrati di meno sono la Valle d’Aosta e il Molise (2).
  • Nelle ultime ventiquattr’ore in Italia sono stati effettuati 63.101 tamponi. Dall’inizio dell’epidemia ne sono stati effettuati 1.513.251.

I dati diffusi dalla protezione civile, anche se utili, vanno letti con cautela. A volte mancano quelli di una o più regioni, e soprattutto non sono omogenei, cioè i criteri con cui sono raccolti non sono gli stessi in tutte le regioni.

Stamattina il governo si è riunito in videoconferenza con la task force incaricata di gestire la fase 2, guidata da Vittorio Colao. La task force avrebbe proposto di far ripartire già il 27 aprile, invece di aspettare il 4 maggio, le aziende in grado di garantire la massima sicurezza ai lavoratori. Una decisione definitiva sarà presa nei prossimi giorni.

Uno studio dell’Istituto superiore di sanità ha rilevato la presenza del virus Sars-cov-2 nelle acque di scarico di Roma e Milano. Lo studio potrebbe essere utile per individuare precocemente la presenza di infezioni nella popolazione.

Il presidente della Liguria Giovanni Toti ha confermato che medici, infermieri e altri lavoratori in prima linea nella lotta alla pandemia della regione riceveranno mille euro in più in busta paga.

I medici morti dall’inizio dell’epidemia sono 145.

  • 22 Apr 2020 17.01

Come si è diffuso il virus in un ristorante in Cina

“Lo scorso gennaio in un ristorante di Guangzhou, in Cina, un cliente già contagiato dal nuovo coronavirus, ma che non si sentiva ancora male, avrebbe infettato altri nove avventori. A diffondere il virus in tutta la sala sarebbe stato uno dei condizionatori. Quel giorno c’erano altre 73 persone che mangiavano allo stesso piano di quel ristorante, che si sviluppa su cinque livelli, e la buona notizia è che non si sono ammalati. Né sono stati infettati gli otto dipendenti che lavoravano a quel piano”. Il caso, raccontato dal New York Times, è diventato oggetto di studio di un’équipe di ricercatori cinesi che pubblicheranno l’articolo a luglio sulla rivista Emerging Infectious Diseases, pubblicata dai Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie statunitensi.

La ricerca ha dei limiti (per esempio, non è stato fatto un esperimento per simulare come il virus viaggia nell’aria), ma ci aiuta a capire quali saranno le criticità che i locali pubblici dovranno affrontare alla loro riapertura. I sistemi di ventilazione, in particolare, creano dei complessi flussi d’aria che mantengono il virus in sospensione, quindi la distanza minima di due metri dalle altre persone non è sufficiente.

Anche la durata della permanenza nei locali può aumentare il rischio. Più a lungo le persone restano in un’area contaminata, più rischiano di inalare aria infetta. E non si può mangiare indossando una mascherina.

Resta il fatto che non tutti si sono ammalati in quel ristorante. Questo schema riporta la posizione dei tavoli e le persone contagiate (in rosso):

Il 24 gennaio cinque membri della famiglia A – così designata nello studio – sono andati a pranzo insieme. Avevano lasciato Wuhan il giorno prima della chiusura totale. Nelle ore successive, una donna di 63 anni (in giallo nello schema) ha cominciato ad accusare febbre e tosse, ed è andata all’ospedale, dov’è risultata positiva al nuovo coronavirus. Nell’arco di due settimane altre nove persone che avevano mangiato allo stesso piano del ristorante sono risultate positive: quattro erano suoi parenti, che avrebbero potuto essere stati contagiati in un altro momento. Ma per gli altri cinque il ristorante è stata la fonte dell’infezione.

Le altre famiglie contagiate sedevano nei tavoli vicini, ma a essere infettate non sono state necessariamente le persone che sedevano più vicino alla famiglia A. Come mostra il disegno, nella famiglia C si sono ammalate due persone che sedevano sotto il condizionatore. L’ipotesi è che siano state raggiunte dal virus perché l’aria soffiata dalla macchina rimbalzava sul muro di fronte e una corrente, a questo punto carica di virus, tornava indietro.

Tra gli altri avventori del ristorante risultati positivi ai test non tutti hanno sviluppato sintomi, ma hanno dovuto passare un periodo in quarantena.

Lo studio può aiutare a capire come organizzare i ristoranti, ma anche gli uffici e altri posti di lavoro, in un modo più sicuro, tenendo bene a mente come circola l’aria all’interno delle stanze. O a disporre delle lampade germicide a luci ultraviolette per distruggere le particelle contaminate.

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  • 22 Apr 2020 16.20

Il virus minaccia la libertà di stampa

“La pandemia di covid-19 sottolinea e amplifica le molte crisi che minacciano il diritto a un’informazione libera, indipendente, varia e affidabile”. È quello che si legge nell’edizione 2020 del World press freedom index, pubblicata da Reporters sans frontières (Rsf) il 21 aprile. Nella sua valutazione annuale della situazione per i giornalisti in 180 paesi, l’associazione che opera in difesa della libertà di stampa, con sede a Parigi, nota che “c’è una chiara correlazione tra la soppressione della libertà dei mezzi d’informazione in risposta alla pandemia di coronavirus e la posizione di un paese nella classifica”.

Per esempio la Cina, ferma al 177° posto, lo stesso occupato nel 2019, e l’Iran, che è sceso di tre posizioni, arrivando al 173°, hanno censurato le informazioni relative alla diffusione del virus all’interno dei loro confini. In particolare durante la crisi sanitaria si sono visti gli effetti negativi di “un sistema di iper-controllo dell’informazione” realizzato da Pechino, nel tentativo di stabilire “un nuovo ordine mediatico mondiale”.

Ma questi tentativi hanno riguardato anche altre parti del mondo. In Iraq, al 162° posto, sei in meno rispetto all’anno precedente, le autorità hanno revocato per tre mesi la licenza dell’agenzia di stampa Reuters in seguito alla pubblicazione di una notizia in cui si affermava che il numero dei contagi era superiore a quello ufficiale. Anche in Europa, che pure continua a essere il continente più rispettoso della libertà di stampa, sono state messe in atto delle misure oppressive e sproporzionate. In Ungheria, scesa di due posizioni all’89° posto, il primo ministro Viktor Orbán ha approvato una legge che prevede pene fino a cinque anni di carcere per chi diffonde false informazioni.

I prossimi dieci anni
“La crisi sanitaria fornisce ai governi autoritari l’opportunità di mettere in atto la famosa shock doctrine, approfittando del fatto che le politiche sono sospese, l’opinione pubblica attonita e le proteste fuori questione, per imporre misure che sarebbero impossibili in tempi normali”, ha detto Christophe Deloire, segretario generale di Reporters sans frontières.

Secondo l’associazione i prossimi dieci anni saranno cruciali per la libertà di stampa a causa delle cinque crisi convergenti che segneranno il futuro del giornalismo: una crisi geopolitica (dovuta all’aggressività dei regimi autoritari); una tecnologica (dovuta alla mancanza di garanzie); una democratica (dovuta alle politiche repressive); una economica (che peggiora la qualità del giornalismo) e una crisi di fiducia (legata al clima di sospetto e perfino di odio che circonda i mezzi d’informazione).

Al vertice della classifica per il quarto anno consecutivo c’è la Norvegia, seguita dalla Finlandia. La Danimarca è salita di due posizioni ed è al terzo posto, mentre al quarto e al quinto ci sono Svezia e Paesi Bassi, entrambi scesi di una posizione a causa dell’aumento delle molestie su internet. L’Italia è al 41° posto e guadagna due posizioni rispetto al 2019. Anche in coda ci sono stati pochi cambiamenti. La Corea del Nord e il Turkmenistan si sono scambiati l’ultimo e il penultimo posto, mentre l’Eritrea, terzultima, continua a essere il paese africano più in basso nella classifica.

  • 22 Apr 2020 15.00

La sfida dell’apprendimento a distanza in Iran

Per contrastare la diffusione del covid-19 l’Iran ha decretato la chiusura delle scuole dal 5 marzo. Per il ministero dell’istruzione è una sfida complicata, scrive Al Monitor. Gli insegnanti cercano di restare in contatto con i loro studenti attraverso messaggi e video su WhatsApp e Telegram, ma questo modo di fare lezione è nuovo per i 16 milioni di bambini e ragazzi iscritti a scuola.

Il ministero ha lanciato un’app per le lezioni a distanza chiamata Shad (che significa “social network degli studenti”) e ha ordinato alla tv di stato di mettere in palinsesto una serie di lezioni quotidiane per le differenti classi e cicli scolastici (come succede anche in Turchia sulla rete nazionale Trt). Il governo ha anche ordinato agli operatori che forniscono servizi internet di aumentare la velocità di connessione nelle case degli iraniani. Infine ha predisposto dei pacchetti educativi per gli studenti che non possono connettersi a internet. La situazione ha riacceso il dibattito sull’accesso all’istruzione. Secondo il ministero delle telecomunicazioni solo il 70 per cento delle famiglie iraniane ha un accesso regolare a internet, percentuale che diminuisce drasticamente – al 53 per cento – in province povere come il Sistan e Balucistan.

Nuove tecnologie e donne
Alcuni esperti mettono comunque in evidenza che il successo dell’istruzione a distanza in Iran non dipende tanto dall’accesso a internet ma dalla percezione della qualità dell’insegnamento. La pensa così Saeed Yaghmouri – imprenditore delle nuove tecnologie e fondatore della startup Classgram, un sistema online per gestire le classi della scuola primaria – che lamenta il controllo “monolitico” del ministero dell’istruzione su questo settore.

Il settore delle nuove tecnologie in Iran ha conosciuto un boom dopo il 2013 e si distingue per l’alta percentuale di donne nella forza lavoro. Il colosso cinese Alibaba è la più grande agenzia di prenotazioni di viaggio online in Iran e i suoi 700 dipendenti stanno continuando a lavorare da casa. Tra loro il 42 per cento è formato da donne (del resto nelle facoltà di ingegneria e altre scienze del paese le studenti sono ormai il 70 per cento). La pandemia, però, ha fatto peggiorare le condizioni di lavoro di queste donne, perché sono costrette a stare a casa e il loro carico di lavoro è raddoppiato.

Secondo i dati ufficiali aggiornati al 22 aprile l’Iran ha registrato 85.996 contagi e 5.391 morti per covid-19.

  • 22 Apr 2020 14.07

La giornata mondiale della Terra durante la pandemia

Ogni anno il 22 aprile ricorre in tutto il mondo la giornata mondiale della Terra, istituita nel 1970, un momento pensato per celebrare il pianeta e fare il punto sulla tutela dell’ambiente. Quest’anno la ricorrenza cade in un momento in cui il tema della salute, sia delle persone sia del pianeta, non è mai stato così urgente: il mondo è alle prese con la pandemia del nuovo coronavirus, che tra le altre cose ha costretto a rinviare la conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul clima.

Un video del museo americano di storia naturale spiega cos’è successo al pianeta da quando è stata creata la giornata mondiale delle Terra, cinquant’anni fa.


La Nasa, l’agenzia spaziale statunitense, racconta i passi avanti fatti dal 1969 nell’osservazione del pianeta.


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  • 22 Apr 2020 13.00

Il sindaco di New York sotto accusa per la gestione di una residenza per anziani

“A New York le autorità sanitarie stanno spostando pazienti malati di covid-19 in una residenza per anziani che si trova su Roosevelt Island”, scrive ProPublica. “Nella struttura, chiamata Coler rehabilitation and nursing care center, ci sono centinaia di anziani con malattie gravi, alcuni con demenza in stato avanzato, altri paralizzati o con danni cerebrali”.

Politici locali e le associazioni che si occupano della salute degli anziani e dei disabili hanno protestato, convinti che la decisione del comune metterà a rischio le vite di molte persone nella residenza. Negli ultimi giorni almeno due anziani che erano nella struttura sono morti dopo aver contratto il covid-19, ma il numero potrebbe essere molto più alto.

La decisione di usare la residenza Coler per i malati di covid-19 è stata resa pubblica a metà marzo, quando i contagi sono aumentati rapidamente e tutti gli ospedali della città sono rimasti senza posti letto. Il sindaco Bill De Blasio ha detto che la città aveva la fortuna di avere un ospedale “vuoto” a Roosevelt Island dove spostare i pazienti. In realtà la struttura ospitava almeno 500 anziani.

Poi, viste le proteste, il comune ha cambiato approccio e ha detto che i pazienti covid non sarebbero stati portati nella residenza Coler ma in un nuovo ospedale nel campus. Il 29 marzo le autorità sanitarie hanno spiegato che la struttura stava accettando pazienti non covid nel nuovo ospedale, ma qualche giorno dopo hanno cambiato posizione sostenendo che i medici e gli infermieri del Coler avrebbero trattato persone contagiate dal Sars-cov-2.

“Secondo le autorità di New York, il nuovo ospedale si trova in un’area separata dalla residenza per anziani. Ma sia i residenti sia gli operatori di Coler sostengono che le due strutture condividono corridoi, ascensori e altre infrastrutture”. Inoltre gli operatori denunciano la mancanza di strumenti protettivi.

Come in altri paesi, anche negli Stati Uniti il virus ha colpito duramente le residenze per anziani. Finora secondo le stime i morti in queste strutture sono almeno settemila.

  • 22 Apr 2020 12.18

Le lezioni dell’Italia, secondo il quotidiano Les Echos

“I quarantamila bergamaschi che il 19 febbraio sono andati a Milano per assistere alla vittoria dell’Atalanta sul Valencia sono stati dei detonatori e degli ‘acceleratori di propagazione’” dell’epidemia. Due mesi dopo la famosa partita di calcio, l’Italia, “prima linea e laboratorio della pandemia in Europa” cerca di elaborare la sua strategia di uscita progressiva dalle misure di emergenza a partire dal 4 maggio, scrive oggi Pierre de Gasquet sul quotidiano economico francese Les Echos.

“Oggi il cuore industriale dell’Italia comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. E il governo di Giuseppe Conte studia la ‘fase 2’, quella di uscita dall’isolamento, per il 4 maggio, con grande cautela e anche con una certa cacofonia. Da un lato gli industriali lombardi, a loro volta sotto la pressione delle grandi case automobilistiche tedesche che dipendono dai fornitori italiani, stanno spingendo per un rapido riavvio della produzione o per un’uscita flessibile dalle misure di distanziamento”, scrive il giornale. “Ma queste pressioni si scontrano con la resistenza di gran parte della comunità scientifica e medica, traumatizzata dallo ‘tsunami’ lombardo’”.

Due sono le lezioni della crisi che vengono dall’Italia, scrive De Gasquet, ex corrispondente del giornale da Roma. La prima è che “in termini di senso civico e solidarietà tra le generazioni, i paesi del sud non hanno nulla da invidiare ai paesi del nord”. La seconda “è l’urgente necessità di combattere l’euroscetticismo per evitare un altro incendio” populista, considerato che, “secondo un recente sondaggio della società di consulenza Nomisma, 6 italiani su 10 considerano già la gestione della crisi da parte dell’Unione europea ‘completamente inadeguata’”. E non a torto, visti gli scontri nel consiglio europeo del 27 marzo sui coronabond.

In attesa del vertice europeo del 23 aprile, scrive Les Echos,“spetta alla Francia svolgere un ruolo cruciale di mediatore tra il fronte dei paesi dell’Europa del sud e il ‘club dei tirchi’”. In ogni caso, conclude De Gasquet, non ci sarà una politica europea comune in campo sanitario “senza un minimo di autocritica sugli effetti perversi dell’austerità”.

  • 22 Apr 2020 10.51

In Colombia i più poveri chiedono aiuto affacciandosi ai balconi

Proteste a Medellín, in Colombia, 16 aprile 2020. (Joaquin Sarmiento, Afp)

“In questi giorni di quarantena le finestre dei quartieri più poveri delle città colombiane gridano chiedendo aiuto”, scrive El País. “Stoffe, fazzoletti o magliette rosse sventolano come bandiere, un segnale contro la povertà e la fame”.

Hanno cominciato all’inizio di aprile gli abitanti di Soacha, un municipio fuori Bogotá, dove vivono circa cinquantamila sfollati a causa del conflitto armato tra l’esercito e i guerriglieri e migliaia di migranti venezuelani, e dove più del 30 per cento della popolazione vive in stato di povertà. È stato il sindaco Juan Carlos Saldarriaga a consigliare ai cittadini di appendere drappi rossi fuori dai balconi e dalle finestre per far sapere che in quelle case c’erano persone che avevano bisogno di mangiare.

“Potrebbe morire più gente a causa della fame che per colpa del nuovo coronavirus”, ha detto Saldarriaga. Spinti dalla necessità, molti colombiani preferiscono correre il rischio di ammalarsi ed escono per cercare di vendere qualcosa, anche se le strade delle città sono vuote. Quasi la metà dei colombiani lavora nell’economia informale, quindi non può contare su entrate fisse per sopravvivere durante l’isolamento obbligatorio.

Anche se il governo del presidente Iván Duque (centrodestra) e il comune di Bogotá hanno annunciato un sussidio economico per migliaia di famiglie in difficoltà, ci sono stati ritardi e inefficienze nella distribuzione degli aiuti. Il 16 aprile gli abitanti di alcune zone della capitale hanno bloccato il transito con veicoli e pietre per far sentire la loro voce e chiedere al governo e alla sindaca, Claudia López, di recapitare gli aiuti alimentari. Il 20 aprile il presidente colombiano ha detto che la quarantena obbligatoria sarà protratta fino all’11 maggio e che resteranno in vigore le restrizioni sui voli nazionali e internazionali, e anche quelle sugli spostamenti da un municipio all’altro.

Duque ha anche confermato il prolungamento della chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, di bar, ristoranti e giardini pubblici. Secondo i dati del ministero della salute aggiornati al 21 aprile, i casi confermati di covid-19 in Colombia erano 4.149, i morti 196.

  • 22 Apr 2020 07.33

Le notizie di stamattina sul coronavirus

Scelte dalla redazione di Good Morning Italia

Le anticipazioni di Conte

L’Italia ripartirà in modo progressivo, ma con misure omogenee su tutto il territorio nazionale. Il distanziamento sociale, con l’utilizzo di mascherine, resterà in vigore fino a quando non sarà disponibile un vaccino. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nell’informativa a Camera dei Deputati e Senato sull’emergenza sanitaria (Repubblica). La task force di esperti guidata da Vittorio Colao ha consegnato ieri sera al premier il documento con le linee guida per la “fase 2”, scrive il Corriere. Conte ha spiegato che quest’ultima partirà il 4 maggio e i dettagli “saranno comunicati entro la fine della settimana”. Nel prossimo decreto per l’emergenza ci saranno almeno 50 miliardi di euro, ha aggiunto (Sky TG24).

  • Il rebus delle mascherine. Ci sono per tutti? (Corriere).

Tra i banchi Al Miur si prepara l’ordinanza per la maturità: l’obiettivo è di svolgere l’unica prova orale dal vivo. Il colloquio potrebbe valere 60 punti e 40 il percorso scolastico (Repubblica). Intanto, il Miur ha attivato un comitato di 18 esperti per la ripartenza della scuola (Ansa)

Immuni Il presidente del Consiglio ha anche chiarito che l’app di contact tracing Immuni non sarà obbligatoria. E non ci saranno limitazioni nei movimenti o altri pregiudizi nei confronti di chi non vorrà scaricarla. Dal ministero dell’interno si chiede di garantire la sicurezza dei dati, mentre il ministero dell’innovazione annuncia che l’app sarà open source. Intanto, 300 scienziati firmano una lettera per avvertire sui rischi di app simili con una raccolta dati centralizzata (Repubblica).

Il piano segreto Il direttore generale del ministero della salute, Andrea Urbani, ha spiegato che “già dal 20 gennaio era pronto un piano secretato contro l’epidemia e quel piano è stato seguito. La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio” (Corriere).

Bollettino Sono 107.709 le persone attualmente positive al coronavirus in Italia, 528 in meno rispetto a lunedì. Sono salite a 24.648 le vittime che hanno contratto il coronavirus, con un aumento di 534. 2.723 in più i guariti, record di sempre: in totale, da inizio emergenza, sono 51.600 (Rai News).

Europa sotto scacco

Ordine del giorno Il Consiglio europeo che si svolgerà il 23 aprile in videoconferenza potrebbe dare l’ok alla proposta sul Recovery fund, che però dovrà ripassare da Commissione ed Eurogruppo (Repubblica). Secondo Ansa il vertice servirà per supportare il piano dell’Europogruppo da 540 miliardi di euro per aiutare l’economia provata dagli effetti economici del covid-19.

La proposta Conte ha spiegato che la “proposta italiana prevede un fondo gestito dalla Commissione, con le garanzie del budget europeo e di tutti i paesi membri”. C’è cautela, invece, sul Mes: l’ultima parola spetterà al parlamento e prima saranno valutati i regolamenti attuativi per verificare se saranno davvero senza condizionalità (Corriere).

Qui Londra Dopo il calo dei due giorni scorsi in Regno Unito nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 823 decessi, quasi il doppio del 20 aprile. I dati del ministero della sanità portano il totale censito dei decessi a 17.337, mentre i contagi diagnosticati sfiorano 130mila (Sky News). L’Istituto nazionale di statistica britannico, intanto, ha rivelato che i dati sulle vittime positive al covid-19 sarebbero molto più alti di quelli ufficiali (Cnn). Scatteranno il 23 aprile i primi test sperimentali sull’uomo per il vaccino anticoronavirus sostenuto dal governo britannico e attualmente allo studio del team di ricercatori dell’Università di Oxford (Bbc).

Qui Svezia Secondo il ministero della salute svedese circa un terzo del milione di abitanti di Stoccolma entro maggio potrebbe aver contratto il coronavirus (Reuters).

Stati Uniti, i piani di Trump

Pmi americane Il senato ha approvato un disegno di legge sul coronavirus da 500 miliardi di dollari, la camera dovrebbe dare l’ok al piano entro questa settimana. Il piano comprende 380 miliardi per le piccole imprese, 75 miliardi per gli ospedali e 25 miliardi per i test (Politico).

Confini chiusi Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole introdurre un divieto di immigrazione negli Stati Uniti che durerà 60 giorni e si applicherà a coloro che richiedono la “green card” per la residenza permanente. Trump vorrebbe istituire il divieto attraverso un ordine esecutivo, che probabilmente firmerà oggi (Reuters).

Campagna elettorale? A organizzare o promuovere le proteste antilockdown in tutti gli stati Usa più significativi a fini elettorali sarebbero politici e singoli repubblicani affiliati alla campagna di rielezione del presidente Donald Trump, scrive Reuters.

Emergenza globale I decessi nel mondo sono 170.418, mentre le persone contagiate hanno superato i 2,5 milioni. Negli Stati Uniti i morti per coronavirus hanno superato quota 43mila, mentre i casi positivi sono oltre quota 800mila (Guardian).

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