I terroristi che hanno organizzato l’attacco al World Trade Center e al Pentagono meritano di essere puniti. E chi pianifica questi atti di odio contro gli americani deve essere fermato.

Ma nei prossimi giorni e nelle prossime settimane gli americani dovranno concentrarsi sui loro concittadini e aiutare concretamente le persone colpite da questa tragedia nazionale.

Financial Times Regno Unito: “Le forze armate degli Stati Uniti sono sul piede di guerra. I raid improvvisi hanno paralizzato il governo federale, il trasporto aereo e il sistema finanziario”

Ora è il momento di rivelare forza di carattere – soprattutto moderazione, capacità di reagire e solidarietà – e non paura, panico o shock. La conseguenza psicologica di questo avvenimento dovrebbe essere dare priorità assoluta alla nazione, per dimostrare che gli atti di crudeltà distruttiva non sono necessariamente destinati a trionfare.

Innanzi tutto bisogna tranquillizzare i bambini che hanno seguito gli avvenimenti alla televisione spiegandogli che sono al sicuro, che queste tragedie sono rarissime e servono proprio a provocare il terrore. Le scuole possono organizzare iniziative speciali e offrire consulenze personalizzate – come hanno fatto spesso dopo le stragi – per dare informazioni e aiutare i ragazzi a vincere i loro timori parlandone.

The Boston Globe, Stati Uniti: “Questo è un paese diverso stamattina. Le torri gemelle sono crollate e insieme a loro è scomparso per sempre il nostro modo di vedere la vita”

I bambini devono rendersi conto di come è potuta succedere una tragedia simile, e devono sapere che in passato le autorità sono riuscite a scongiurare altri attentati e a catturare molti terroristi. Di fatto, dei 423 attentati terroristici internazionali documentati dal dipartimento di Stato nel 2000, solo 17 hanno coinvolto cittadini o aziende americane.

In secondo luogo, i funzionari pubblici di New York e di Washington devono organizzare appositi centri di informazione per aiutare chiunque chieda notizie di familiari o di amici. Quando avvengono tragedie come questa, il desiderio di informazione è enorme. Mentre i mezzi di informazione svolgono il loro ruolo, i leader di governo devono dimostrarsi solidali con chi teme di conoscere qualcuno rimasto ucciso o ferito.

La responsabilità dei media

Proprio per questo i media devono essere molto attenti ai loro servizi e rendersi conto che potranno influenzare le reazioni degli americani. I media non dovrebbero inseguire gli ascolti o le vendite concentrandosi sul trauma e sulla morte. Al contrario, è il momento che i giornalisti si dimostrino all’altezza della situazione e raccontino al pubblico come i superstiti riescono ad affrontare le loro perdite.

Chicago Tribune Stati Uniti: “Tante volte nella storia il nostro paese si è mostrato vulnerabile. Ma ha sempre saputo reagire senza rinunciare ai suoi principi di libertà”

Le storie positive sulla capacità di resistenza della gente sono necessarie quanto le informazioni accurate sui fatti e sulle loro conseguenze.

La migliore risposta al terrorismo è non lasciarsi paralizzare. A casa e al lavoro parlare di questa tragedia può essere necessario, ma non fino al punto di cambiare il proprio ritmo di vita e di non assolvere i propri doveri. Possiamo stringerci insieme come popolo, ma indugiare sulla tragedia significa fare il gioco dei terroristi. Quanto è successo può essere usato per ricostruire le comunità, non per indebolirle.

Per vincere la paura che questa tragedia possa ripetersi, gli americani devono imparare a prepararsi meglio per aiutare le autorità a prevenire queste azioni, e per affrontarle una volta che si sono verificate.

Le Figaro Francia: “La nuova guerra. L’apocalisse terrorista si abbatte su New York e Washington. Le capitali europee sono vulnerabili. È il colpo di grazia per l’economia mondiale?”

Questo non significa tornare all’isteria degli anni Cinquanta, quando la gente si costruiva rifugi antiatomici nel cortile di casa. I governi a diversi livelli stanno imparando molto sui metodi per contrastare la violenza non tradizionale come il terrorismo. I cittadini possono partecipare e aiutare di più.

In momenti come questi, il presidente e il Congresso devono dimostrare una leadership di tipo particolare. Devono unire la nazione nel lutto e nella solidarietà, e allo stesso tempo moderare ogni impulso alla vendetta e alle reazioni militari inopportune. Sarà la giustizia a vincere.

Questi attacchi aerei non sono Pearl Harbor, non ci impongono una guerra convenzionale. I responsabili forse sono personaggi ben noti, ma uccidendoli non porremmo fine alle motivazioni che armano i terroristi. Bisogna ampliare e migliorare la vigilanza contro ogni possibile attacco, occorrono un migliore servizio di intelligence ed altre misure contro il terrorismo.

Ora è il momento di abbracciarci e lavorare insieme per dimostrare che il vero vincitore è sempre il bene. ◆ gc

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Questo articolo è uscito sul numero 403 di Internazionale, a pagina 8. Compra questo numero | Abbonati