Ancora una volta l’Europa si gioca il futuro in una serie di elezioni cruciali, in programma nei prossimi mesi. Pensavamo che tutto si sarebbe deciso nel 2027, ma la stagione elettorale comincerà prima del previsto. Il socialista Pedro Sánchez, capo del governo spagnolo, ha infatti deciso di andare al voto in anticipo il 29 novembre.

Ma non sarà solo la Spagna a votare nei prossimi mesi. In Francia, Italia e Polonia, per citare solo i paesi principali, si terranno elezioni decisive. La posta in gioco sarà allo stesso tempo locale e globale.

In Spagna è la rabbia per il problema della casa ad aver innescato la crisi politica. La maggioranza uscente era ormai risicata e costretta a negoziare per ogni voto, fino a quando la bocciatura di un piano del governo per rispondere alla collera popolare ha fatto precipitare la situazione. Sfavorito nei sondaggi, Sánchez punta sul suo talento politico per sorprendere tutti ed evitare una vera frattura.

Per ora è in vantaggio l’opposizione della destra tradizionale, cioè il Partito popolare (Pp). Per avere la maggioranza, però, il Pp rischia di aver bisogno di stringere un’alleanza con l’estrema destra di Vox. Sarebbe la prima volta dalla fine della dittatura.

Una svolta simile in Spagna avrebbe anche conseguenze internazionali. Sánchez, infatti, ha preso posizioni molto dure nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e della questione palestinese, e guida uno degli ultimi partiti socialisti al potere in Europa.

L’ingresso di Vox in parlamento avrebbe ripercussioni in tutto il continente, perché l’ascesa dell’estrema destra è un tema fondamentale di tutte le prossime elezioni.

Prima di tutto in Francia, dove Marine Le Pen e il suo Rassemblement national sono in testa ai sondaggi.

Poi in Italia, dove la presidente del consiglio Giorgia Meloni deve affrontare la sfida di un candidato ancora più a destra, l’ex generale Roberto Vannacci, che la accusa di aver “tradito” i suoi impegni di estrema destra.

Infine in Polonia, dove il partito ultraconservatore Diritto e giustizia (Pis), cerca una rivincita contro i liberali di Donald Tusk ora al governo, ma deve affrontare la destra ancora più estrema della Confederazione libertà e indipendenza.

Questa spinta a destra non è senza conseguenze per l’Europa. Il suo impatto è duplice: sul progetto europeo e sul sostegno all’Ucraina.

Se l’estrema destra conquistasse il potere – totalmente con la presidenza francese o all’interno di coalizioni in Spagna e in Italia – avrebbe sicuramente un peso su questi due temi. L’Rn francese e lo spagnolo Vox sono alleati di Viktor Orbán, l’ex capo del governo ungherese sconfitto in primavera, che voleva cambiare il corso dell’Europa dall’interno, riportandola a un’unione di nazioni ridotta ai minimi termini.

Questi partiti si sono pronunciati anche a favore della fine degli aiuti all’Ucraina. “Non ne abbiamo più i mezzi”, ha dichiarato Le Pen, facendone una questione di finanze pubbliche per non dare l’impressione di voler fare un regalo al Cremlino. Anche il generale Vannacci si è espresso contro gli aiuti a Kiev, mentre Meloni è rimasta all’interno del consenso europeo.

La Spagna apre un ballo elettorale che tiene l’Europa con il fiato sospeso. ◆

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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