Oggi per milioni di spagnoli l’alloggio è in cima alla lista dei problemi. I prezzi continuano a crescere e la storia di un’anziana mandata via dalla sua casa di Madrid ha innescato le proteste. Ecco come siamo arrivati a questo punto.

Costi e salari Dal 2015, passata la crisi del 2008, il mercato immobiliare spagnolo è tornato a crescere. Anche i salari, e soprattutto i redditi, sono saliti, spinti dal calo della disoccupazione, ma non è bastato: tra il 2015 e il 2025 il reddito medio pro capite è aumentato del 50 per cento e i salari di circa il 30 per cento, però il prezzo di una casa è aumentato dell’80 e gli affitti dell’87 per cento. Una parte rilevante di questa tendenza è legata alle aree dove la domanda è maggiore. I prezzi di vendita, per esempio, si sono alzati più della media a Madrid (99 per cento), alle Baleari (95 per cento) e in Catalogna (88 per cento).

A casa con i genitori Le vittime principali dell’impennata dei prezzi sono i giovani. In Spagna il 69 per cento delle persone di età compresa tra 18 e 34 anni vive ancora con i genitori. Nel 2010, all’apice della crisi, erano il 52 per cento, e da quel momento la percentuale ha continuato a crescere raggiungendo il picco nel 2025. Su questo il paese è superato in Europa solo dalla Croazia ed è a un livello paragonabile a quello di Italia e Slovacchia.

Abitanti in crescita Tra i fenomeni all’origine dei prezzi alle stelle c’è l’aumento della popolazione, che in diverse aree ha stimolato la richiesta di alloggi. Dal 2015 si contano oltre tre milioni di persone in più, circa il 7 per cento. Questa crescita è stata più pronunciata a Madrid (793mila abitanti in più), Barcellona (556mila), Valencia (279mila) e Alicante (242mila), le stesse città in cui si è registrato il maggiore aumento dei prezzi. Gran parte di questi nuovi abitanti arriva dall’estero: i residenti nati in altri paesi sono passati da 5,8 milioni nel 2015 a più di dieci milioni nel 2026.

Alloggi turistici All’aumento della popolazione si è affiancata una crescita altissima del numero di turisti, con forti ripercussioni sul mercato immobiliare. Secondo i dati sugli alloggi brevi monitorati da Eurostat, dal 2018 la Spagna ha raddoppiato il numero di pernottamenti nelle case per turisti. Nel 2025 nella provincia di Malaga sono stati registrati 26 milioni di pernottamenti in queste strutture, più del doppio rispetto al 2018. Secondo un’altra stima dell’Istituto nazionale di statistica, a maggio le case vacanza sparse sul territorio spagnolo erano 341mila.

Un costo crescente
Andamento dei prezzi delle case, dei salari, dei redditi e dell’inflazione in Spagna (2015 = 100) (El País)

Acquisti da stranieri Con lo scoppio della bolla immobiliare, il numero di transazioni era crollato, passando da 836mila del 2007 a 300mila nel 2013, una riduzione superiore al 60 per cento. Da allora, però, le compravendite sono riprese senza sosta, fermandosi solo nel 2020 (durante la pandemia) e nel 2023. Nel 2025 sono state 750mila.

Una delle novità è l’impatto degli stranieri non residenti. Tra il 2007 e il 2014 gli acquisti di una casa da parte loro erano stati 181mila, ma dal 2015 in poi hanno superato quota 500mila, arrivando a rappresentare l’8 per cento del totale.

I decreti

di Maricarmen Abascal,

◆ Il 29 settembre 2026 il governo spagnolo ha approvato due decreti legge per rispondere alla crisi abitativa: si prevede un’estensione fino al 2030 della protezione contro gli sfratti per le persone vulnerabili; la regolamentazione degli affitti stagionali e delle locazioni; il divieto per i fondi speculativi di comprare immobili fino al 2028; la proroga di due anni dei contratti d’affitto in scadenza entro il 2028.

◆ L’accordo segue tre giorni di proteste per lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni costretta il 23 settembre a lasciare l’appartamento in cui viveva a Madrid. Un gruppo immobiliare aveva comprato l’edificio e aumentato l’affitto da 500 a 2.650 euro al mese. Il 29 settembre alla donna è stato consentito di tornare nella casa senza aumento del canone. El País


Cantieri ai minimi storici Negli anni novanta in Spagna si costruivano circa 250mila alloggi all’anno. Durante la bolla l’attività edilizia esplose, superando i 600mila alloggi all’anno. Dopo la crisi crollarono sia l’occupazione sia la domanda, imponendo uno stop ai nuovi cantieri. La ripresa economica, però, non ha portato altre case. Nel 2025 i nuovi alloggi sono stati appena 91mila.

Paragonata agli altri paesi europei, la Spagna costruisce poco. Secondo Hypostat, nel 2025 sono stati completati 1,85 nuovi alloggi per mille abitanti, meno del Regno Unito (2,04), della Germania (2,47) e della Grecia (2,62). Molto più avanti ci sono Austria (5,94), Danimarca (6,32) e Irlanda (6,61).

Un altro fattore che alimenta la crescita dei prezzi è la mancanza di un’edilizia pubblica adeguata. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sugli alloggi e sul suolo, in Spagna esistono 318mila abitazioni pubbliche, l’1,3 per cento del totale. Il paragone con altri paesi europei è complesso, perché la definizione di alloggio sociale varia da uno stato all’altro, ma emerge una tendenza indiscutibile: la Spagna è molto indietro. Secondo l’Ocse, nei Paesi Bassi il 34 per cento del totale degli alloggi è di questo tipo. Seguono Austria (24 per cento), Danimarca (21 per cento), Regno Unito (16 per cento) e Francia (14 per cento).

La Spagna, per raggiungere il 10 per cento di alloggi sociali, dovrebbe costruire oltre 1,6 milioni di abitazioni, più di tutte le case costruite dal 2010 a oggi. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero | Abbonati