Quando faremo un bilancio del Ventunesimo secolo, l’esplosione delle torri gemelle di New York e il contemporaneo attacco al Pentagono ci appariranno probabilmente come la linea di confine tra due epoche. Si potrebbe dire che l’attacco terroristico al cuore degli Stati Uniti ha inaugurato il nuovo secolo, così come l’attentato di Sarajevo segnò allo stesso tempo l’inizio della Prima guerra mondiale e quello del Novecento. Dopo questi attacchi totalmente inaspettati, sia per la loro portata sia per l’importanza degli obiettivi, non ci sono dubbi che il mondo cambierà – e non solo dal punto di vista dell’adozione di nuove misure di sicurezza.
Il terrorismo ha sconvolto gli antichi criteri di attacco e di difesa. Scomparse le uniformi e gli eserciti contrapposti, la catastrofe, l’apocalisse su scala locale possono cadere dal cielo in qualunque momento – così come a metà del secolo sorpresero Pearl Harbor o Hiroshima. D’altra parte, la facilità con cui il nemico è penetrato nel cuore del mondo occidentale non lascia dubbi che in futuro anche la politica dovrà cambiare. Il terrorismo, con le sue pedine suicide che offrono il sacrificio della vita in cambio di un posto in paradiso, è senza dubbio un fenomeno ricorrente nei tempi moderni. E oggi, nelle sue diverse manifestazioni, si identifica con alcuni paesi musulmani da cui provengono i soldi per finanziare le azioni che si svolgeranno in altre parti del mondo.
Questo tipo di attività, soprattutto al livello che ha raggiunto negli ultimi anni, per gran parte del Ventesimo secolo era sconosciuta. Il bipolarismo, impersonato dalle due superpotenze, garantiva l’ordine mondiale e regolava le relazioni tra gli Stati. Era anche un ordine mentale: organizzava le culture, le proprietà, definiva la sovranità perfino nel campo delle idee.
La fine del conflitto tra comunismo e capitalismo ha creato un mondo ancora più eterogeneo. È allora che è cominciata l’epoca delle vere scelte. Il mondo è uscito da un secolo disseminato di guerre grandi e piccole, compresa la stessa Guerra fredda, per entrare in un secolo che si va caratterizzando per le guerre di religione. Non si tratta necessariamente dell’islam, o di altre chiese, ma della moral majority, delle lotte tra bianchi e neri o tra favorevoli e contrari all’aborto. I nuovi conflitti tendono a manifestarsi simultaneamente in tutti i paesi.
Strascichi del vecchio mondo
Per questo, e in conseguenza della globalizzazione e dei mezzi sempre più efficienti di comunicazione e di trasporto, i popoli del mondo devono rendersi conto che i problemi di oggi sono infinitamente più coinvolgenti di quelli di ieri. Anche gli anni della Guerra fredda sono stati sanguinosi: Corea, Vietnam, Cambogia, Nicaragua, Libano, Afghanistan, guerre tra arabi e israeliani, tra Iran e Iraq – forse la più sanguinosa di tutte.
La Guerra fredda ha portato la pace in Europa, teatro di due terribili guerre mondiali, ma sicuramente non nel resto del mondo. La caduta del vecchio ordine mondiale ha causato una serie di confronti militari nei paesi esposti alla “guerra calda” durante la Guerra fredda. Ci sono popoli ancora alla ricerca di soluzioni: i tibetani, i curdi, i palestinesi e altri ancora. Non ci sarà un nuovo ordine fino a che l’umanità non chiuderà definitivamente i conti con quello vecchio. Non è possibile, infatti, smontare completamente un impero, liberando le nazioni oppresse, emancipando le minoranze dimenticate che soffrono da tempo. Quando cessa l’oppressione comincia la politica, e questa comporta rischi, caos, compromessi, corruzione e ogni specie di accordo confuso e temporaneo.
Cuore di tenebra
Negli ultimi tempi si dice, a ragione, che la Terza guerra mondiale potrebbe scoppiare tra due civiltà fino a ora inconciliabili: quella musulmana e quella occidentale. Molti leader religiosi fondamentalisti proclamano la necessità di una guerra santa che riscatti dieci secoli di frustrazioni e sconfitte, da quando i musulmani hanno vinto la loro ultima battaglia contro gli occidentali, ai tempi della terza crociata.
La Guerra del Golfo, combattuta dal solo Iraq contro il resto del mondo – ma in particolare contro gli Stati Uniti che guidavano la più grande alleanza militare di tutti i tempi – aveva il sapore di una rivincita storica, trasformatasi poi nella sconfitta di un dittatorello con il complesso di Nabucodonosor.
Da allora la rivalità tra Occidente e Oriente si è polverizzata in una guerriglia terroristica, che periodicamente fa sobbalzare nazioni trasformate inaspettatamente in teatri di guerra. La probabile associazione di vari gruppi terroristici per la realizzazione di un attentato-mostro come quello contro gli Stati Uniti è in fondo l’alleanza disperata di perdenti incapaci di accettare le regole del gioco mondiale.
Joseph Conrad, all’inizio del Ventesimo secolo, descrisse la sensazione di catastrofe tipica dei tempi moderni nel romanzo Cuore di tenebra. Il narratore, partito alla ricerca di Mr. Kurtz in fondo al Congo, ha l’impressione di risalire indietro nel tempo fino alle origini del mondo, quando sente il grido apocalittico: “L’orrore! L’orrore!”. ◆ eb
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Questo articolo è uscito sul numero 403 di Internazionale, a pagina 52. Compra questo numero | Abbonati