Gli Stati Uniti puntano già un dito accusatore verso Osama bin Laden e i suoi uomini, e alcuni parlano di una vendetta su vasta scala. Ma che cosa possono fare di più gli Stati Uniti rispetto al passato? Ricordiamo che l’ultima volta Washington aveva lanciato oltre 75 missili Cruise su obiettivi strategici in sette regioni diverse dell’Afghanistan.
Il paese che ospita Bin Laden è già completamente distrutto e non esiste più una sola strada asfaltata. La popolazione vive in condizioni che sembrano quelle dell’età della pietra e, come se non bastasse, subisce l’embargo economico statunitense. Siamo dispiaciuti della morte di migliaia di persone negli Stati Uniti e non possiamo che condannare quest’atto di terrorismo che non serve alcuna causa, per giusta che sia. Ma nello stesso tempo abbiamo il dovere di chiedere ai cittadini americani di interrogarsi sulle ragioni che hanno trasformato le loro ambasciate, i loro grattacieli e la sede del loro ministero della Difesa in altrettanti bersagli per i terroristi.
Il filtro israeliano
La politica estera americana, che percepisce l’universo attraverso un filtro israeliano, appoggia senza riserve le aggressioni di Israele e impone un embargo ad alcuni Stati arabo-islamici. Gli Stati Uniti rischiano così di diventare il paese più odiato del globo. Speriamo che l’amministrazione statunitense si comporti in maniera ragionevole e che non si lasci trascinare in ciechi atti di vendetta.
I missili telecomandati non sono riusciti a uccidere Osama bin Laden e non hanno impedito che fossero compiuti attacchi di vasta portata contro gli interessi americani, come quello dell’anno scorso contro l’Uss Cole nel porto di Aden, nello Yemen, e quello dell’11 settembre 2001 contro il World Trade Center, a New York.
Un ripensamento della politica estera americana e una nuova dottrina che sostenga la giustizia, la legalità internazionale e il rispetto dei diritti umani ovunque nel mondo porterebbero sicuramente a un’atmosfera migliore, più pacifica e più stabile. Ancora una volta siamo dispiaciuti e proviamo un reale dolore nel vedere tutto questo sangue innocente versato in attentati terroristici. Speriamo solo che gli esperti e i politici che a Washington prendono le decisioni sentano lo stesso dolore davanti alle vittime della politica statunitense e di quella israeliana. ◆ cp
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Questo articolo è uscito sul numero 403 di Internazionale, a pagina 10. Compra questo numero | Abbonati