L’amministratore delegato di Air France-Klm, Jean-Marc Janaillac, ha tentato una scommessa azzardata e ha perso. Il 4 maggio, con grande sorpresa della direzione della compagnia aerea, i dipendenti di Air
France hanno respinto a grande maggioranza il progetto che prevedeva un aumento degli stipendi del 7 per cento in quattro anni. La bocciatura è stata senza appello: l’80,33 per cento dei 46.771 dipendenti ha partecipato alla consultazione e il 55,44 per cento ha detto no all’amministratore delegato di Air France-Klm. Janaillac, 65 anni e da poco più di due anni alla guida della compagnia, aveva messo in gioco il suo posto con una mossa che era sembrata un ricatto per rendere la sfida ancora più drammatica. Quindi, appena è stato reso noto il risultato della consultazione, si è ritirato: “Accetto le conseguenze di questo voto”, ha dichiarato Janaillac. “E nei prossimi giorni presenterò le mie dimissioni al consiglio d’amministrazione di Air France-Klm”. Poi ha parlato di un “immenso pasticcio”.
Questa “consultazione artificiale”, come l’aveva definita Philippe Evain, presidente del Sindacato nazionale dei piloti di linea (Snpl), si è trasformata, secondo la crudele formula del leader di La France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, in un “referendum di revoca”. Nel 1994 Christian Blanc, all’epoca amministratore delegato della compagnia, aveva fatto la stessa scommessa. Aveva indetto un referendum per far ratificare ai dipendenti un piano di riassestamento aziendale che prevedeva il taglio di cinquemila posti di lavoro, minacciando di dimettersi in caso di rifiuto. Blanc, però, aveva ottenuto un appoggio di massa, con l’81,3 per cento di sì e una partecipazione dell’83,6 per cento dei dipendenti. Questa volta la mossa di Janaillac è fallita e ha rivelato un malessere che va al di là della questione salariale.
Intransigenza
Air France-Klm ha inventato un gioco d’azzardo in cui perdono tutti i giocatori. Janaillac contava sull’impopolarità dell’Snpl tra le altre categorie di dipendenti. Nell’azienda alle ultime elezioni del 2015 il sindacato Confédération française de l’encadrement-Confédération générale des cadres (Cfe-Cgc) aveva strappato con il 18,11 per cento il primato alla Confederazione generale dei lavoratori. Inoltre l’amministratore delegato contava sulla stanchezza dei dipendenti dopo tredici giorni di sciopero, costati già più di 300 milioni di euro a una compagnia che alla fine del primo trimestre era tornata con i conti in rosso. Evain era fermamente arroccato sulla sua posizione intransigente: ha rifiutato qualsiasi compromesso e ha continuato a pretendere un immediato aumento salariale del 6 per cento per recuperare l’inflazione dopo sei anni di blocco dei salari. È rimasto inflessibile davanti alle critiche, perfino quando Laurent Berger, il segretario generale della Confederazione francese democratica del lavoro, il quinto sindacato in Air France-Klm, lo ha definito un líder máximo che sta affondando la compagnia. Dunque in questa fase del conflitto ci sono solo sconfitti. Il referendum non aveva alcuna base legale e una vittoria del sì non avrebbe messo automaticamente fine allo sciopero. Il suo fallimento dimostra quanto è sempre rischioso aggirare le organizzazioni sindacali e rinunciare al dialogo sociale, che resta il metodo migliore per arrivare a un compromesso. Basta volerlo. Il consiglio di amministrazione di Air France-Klm si prenderà tempo per cercare un amministratore delegato in grado di superare la crisi. Così all’incertezza sulla futura dirigenza si aggiunge uno stallo sociale rischioso per l’azienda, minacciata dalla concorrenza, e per i passeggeri, se lo sciopero continuerà.
In un comunicato congiunto, il ministro francese dell’economia Bruno Le Maire e la ministra dei trasporti Élisabeth Borne hanno fatto un classico appello “al senso di responsabilità di tutti”. Le belle parole però non bastano. Forse è arrivato il momento di rivolgersi a un mediatore per riprendere le fila del dialogo. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1255 di Internazionale, a pagina 123. Compra questo numero | Abbonati