I poteri straordinari concessi al primo ministro ungherese Viktor Orbán minacciano aspetti fondamentali dello stato di diritto, e mettono il suo paese di fronte a una pericolosa prospettiva autoritaria con il pretesto dell’emergenza Covid-19. Il presidente ultraconservatore potrà governare per decreto a tempo indeterminato, senza alcun controllo da parte del parlamento. Questo praticamente cancella il potere legislativo, le cui principali funzioni in una democrazia sono proprio l’elaborazione e l’approvazione di leggi e il controllo dell’esecutivo. Potrà inoltre essere condannato al carcere fino a cinque anni chi pubblicherà informazioni “che impediscono un’efficace protezione della popolazione”. Una formula ambigua che si presta a ogni tipo di abuso, come hanno denunciato alcune associazioni per i diritti civili. Ignorando gli avvertimenti dell’Unione europea, secondo cui ogni misura contro la pandemia dev’essere temporanea e proporzionata, Orbán ha portato avanti il suo progetto con il sostegno del suo partito Fidesz – nazionalista, xenofobo e antieuropeo – senza tener conto dell’opposizione. Si è giustificato con la crisi sanitaria, ma in realtà nessun altro governo democratico europeo si è arrogato simili poteri. Al contrario. Tutti si sono preoccupati di rispettare le procedure parlamentari, nonostante le circostanze difficili, e la libertà d’informazione non è mai stata messa in discussione. Dalla sua ascesa al governo, nel 2010, Orbán non ha mai smesso d’insidiare i valori democratici alla base del progetto europeo. Ha ottenuto l’espulsione di istituzioni educative dal paese e promosso una retorica antisemita e xenofoba. Si è regolarmente scontrato con le istituzioni europee per il suo rifiuto di rispettare gli impegni su questioni fondamentali come sfamare i richiedenti asilo e ha attaccato pubblicamente i dirigenti dell’Unione. È arrivato fino a boicottare il festival Eurovision perché “troppo gay”. Finora la risposta dell’Europa è stata prudente: critiche e procedure d’infrazione. Ma davanti alla gravità di questo passo gli strumenti normali forse non bastano più. L’Unione deve difendere non solo la salute, ma anche il diritto alla democrazia dei suoi cittadini. Compresi gli ungheresi. u ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1352 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati