Molte compagnie stanno cercando di diventare la nuova Spotify, ma non è facile. Tra quelle che più si stanno avvicinando a quel risultato ce n’è una di cui potreste non aver mai sentito parlare: si chiama Anghami ed è un servizio di streaming degli Emirati Arabi Uniti, che vanta circa settanta milioni di utenti in tutto il mondo, anche se la maggior parte di loro si trova in Medio Oriente e in Nordafrica. L’azienda è stata fondata nel 2012 ad Abu Dhabi ed è stata pensata per essere soprattutto un’alternativa alla pirateria nella regione. Anghami offre ai suoi utenti musica distribuita dalle etichette arabe, il suo principale elemento distintivo all’interno del mercato. Ma ci sono anche artisti della Universal, della Sony e della Warner. Come Spotify, offre diverse possibilità: c’è l’opzione completamente gratuita, che permette di ascoltare musica supportata dalla pubblicità senza altre funzionalità. Poi c’è Anghami plus, l’equivalente di Spotify premium, che dà la possibilità di scaricare i brani, una qualità audio maggiore (320 kbps), i testi e non ha la pubblicità. Il 4 febbraio la società ha debuttato al Nasdaq, l’indice su cui sono quotati i titoli tecnologici della borsa statunitense. Le azioni della Anghami sono aumentate di oltre l’80 per cento dopo la fusione da 220 milioni di dollari con un’altra società, la Vistas media acquisition company. Anghami è diventata così la prima azienda tecnologica araba a essere quotata al Nasdaq.
Brett Venter, Stuff

Il logo di Anghami (dr)

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Questo articolo è uscito sul numero 1447 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati