La 64ª edizione dei Grammy awards è andata in scena il 3 aprile a Las Vegas, a breve distanza da una controversa cerimonia degli Oscar. Sono stati anni difficili per la giuria della Recording academy, che ha affrontato conflitti interni, accuse di aver truccato i voti e la defezione di alcune delle più grandi star della musica: Drake e The Weeknd avevano pubblicamente rinunciato a partecipare, mentre Kanye West era stato bandito dalla cerimonia a causa del suo comportamento aggressivo online. Al loro posto però un gruppo più giovane di star si è preso la scena, da Olivia Rodrigo a Billie Eilish a Lil Nas X (questi ultimi due rimasti però senza premi). I Silk Sonic, il duo composto da Anderson Paak e Bruno Mars, hanno vinto il premio sia per la canzone sia per la registrazione dell’anno con Leave the door open. I Foo Fighters, in lutto per la morte del batterista Taylor Hawkins, hanno conquistato tutte e tre le categorie in cui sono stati nominati, tra cui miglior album rock (Medicine at midnight) e miglior brano rock (Waiting on a war). Ma il vero vincitore della serata è stato Jon Batiste, che ha portato a casa cinque premi, tra cui quello per il miglior album con We are. Batiste è cresciuto in una famiglia di musicisti a New Orleans, si è imposto nel mondo del jazz per il suo virtuosismo pianistico ed è diventato il lea­der della band del programma tv The late show with Stephen Colbert. Con We are ha tentato la strada del pop. Non gli è andata male.
Cady Lang, Time

Jon Batiste ai Grammy (s. Marcus, Reuters/Contrasto)

Questo articolo è uscito sul numero 1455 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati