Una delle categorie più misteriose tra gli ascoltatori di musica è quella dei nemici dei gruppi spalla. Non si tratta tanto dei fischiatori e lanciatori di bottiglie sul palco, di chi sta lì solo per l’headliner e cerca di buttarla in rissa, ma delle anime un po’ più quiete che passano molto tempo a fare ricerche sulle band emergenti di qualsiasi anfratto del multiverso quando sono a casa, salvo perdere la pazienza durante i live.

La pandemia ha dato slancio alla loro categoria: nella rivoluzione degli assetti dei concerti, con gli snodi logistici complicati, gli strani concerti sotto embargo a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi hanno penalizzato soprattutto gli artisti emergenti, che non hanno avuto occasioni per fare esperienza. La loro assenza avrà fatto felice qualcuno, ma in realtà ha inaridito molto un contesto già messo a dura prova.


L’ultimo artista “spalla” (parte del corpo che articola il movimento, raccoglie e scarica contemporaneamente la tensione che si sviluppa altrove, nei nervi) che ho avuto il piacere di scoprire è stato Vieri Cervelli Montel, che apriva per Iosonouncane. Il suo set elettro-mediterraneo, ossuto e lirico allo stesso tempo, ha creato una connessione immediata.

Ma è stato difficile trovarlo e ascoltarlo, come nei tempi arcani in cui bisognava andare fuori per scoprire. Questa mancata disponibilità, sicuramente colpa delle mie ricerche maldestre, mi ha permesso di preservare l’energia di quel live, dilatandolo nel tempo. Oggi, per chi vuole ritrovarlo o scoprirlo, circola il suo singolo Risveglio. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1455 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati