I l pomeriggio del 25 aprile le autorità di Tiraspol hanno dichiarato che l’edificio del ministero della sicurezza della Transnistria (una repubblica separatista in territorio moldavo, non riconosciuta a livello internazionale ma sostenuta da Mosca, che vi mantiene un contingente di 1.500 soldati) era stato attaccato con un lanciarazzi. Il giorno dopo ci sarebbe stata anche un’esplosione nella cittadina di Parcani e sarebbero state colpite due antenne di una stazione radio a Maiac. Secondo Zona de Securitate, un giornale online che si occupa di Transnistria, con sede a Chișinău, la stazione era sorvegliata dai militari russi ed era in grado d’interferire con le comunicazione radio militari.

Il presidente della Transnistria, Vadim Krasnoselskij, ha parlato di “attacchi terroristici” e ha accusato l’Ucraina. Nelle foto del ministero dopo l’esplosione, tuttavia, si vede un lanciarazzi abbandonato a terra: dovrebbe essere un Tavolga rpg-27, arma in dotazione all’esercito russo e a quelli di Giordania, Gabon e Transnistria. Secondo il governo moldavo, gli attacchi puntano soprattutto ad alimentare l’instabilità. “Tra le diverse fazioni nel governo della Transnistria ci sono forti tensioni”, ha dichiarato la presidente moldava Maia Sandu, liberale ed europeista. “Secondo le nostre informazioni, queste azioni sono opera di forze interne alla repubblica separatista che hanno interesse a destabilizzare la regione”. Ricordando che la Moldova è un paese neutrale, Sandu ha chiesto che il suo status sia rispettato. Il paese non ha infatti aderito alle sanzioni varate dai governi occidentali contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Anche il ministero della difesa ucraino sostiene che si sia trattato di un’operazione di depistaggio organizzata dall’intelligence russa. L’obiettivo sarebbe provocare il panico, alimentare i sentimenti anti-ucraini e creare un pretesto per un intervento armato russo nella regione separatista. I servizi di sicurezza ucraini credono inoltre che le esplosioni del 25 aprile non siano state una sorpresa per l’amministrazione di Tiraspol. Secondo la loro ricostruzione, il segretario della commissione per le situazioni d’emergenza della Transnistria avrebbe scritto il 22 aprile al presidente del distretto di Camenca chiedendogli di allestire “un bunker sicuro e confortevole” per i leader della repubblica. “Tre giorni prima dell’incidente”, sostengono gli ucraini”, “i dirigenti transnistriani si stavano già preparando agli attacchi”.

“Le notizie che arrivano dalla Transnistria sono preoccupanti”, ha commentato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, sottolineando che Mosca sta “monitorando da vicino gli sviluppi della situazione”. Tuttavia “la Russia vuole evitare di arrivare a una situazione in cui sarebbe costretta a intervenire”, ha riferito martedì 26 aprile l’agenzia di stampa pubblica Ria Novosti, citando il ministero degli esteri. Ufficialmente il Cremlino sta infatti ancora cercando una “soluzione pacifica” alla “questione transnistriana”. In realtà Mosca ha sempre usato la repubblica separatista per fare pressioni sulla Moldova e non ha mai veramente cercato di risolvere il conflitto, congelato dal 1992.

L’ex ministro della difesa moldavo Vitalie Marinuţa ritiene che la Russia abbia interesse a creare instabilità nella zona. “Possiamo aspettarci di tutto. E penso che vedremo sempre più eventi come quelli degli ultimi giorni. La Moldova deve essere pronta per qualsiasi scenario, compreso quello delineato dai russi il 22 aprile, secondo il quale ci sarà un attacco in direzione di Mykolaïv e Odessa per riunire le forze con quelle della Transnistria”.

Questi misteriosi attacchi arrivano pochi giorni dopo che il generale russo Rustam Minnekaev aveva dichiarato: “Il controllo dell’Ucraina meridionale assicurerebbe un collegamento con la Transnistria, un’altra regione in cui la popolazione di lingua russa è oppressa”.

Per il momento la maggior parte degli osservatori considera improbabile che Mosca intervenga direttamente nella repubblica separatista. Tuttavia il colonnello Ion Leahu ritiene che l’invasione della Moldova non possa essere del tutto esclusa. In questo modo, spiega, “i russi risolverebbero diversi problemi, tra cui la chiusura della frontiera con un paese della Nato (la Romania) e aprirebbero un altro fronte, verso il quale confluirebbe una parte dei militari ucraini. In questo modo le forze di Mosca potrebbero concentrarsi sulla regione di Odessa”. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1458 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati