Christina Hammonds Reed ricorda vividamente di aver assistito in televisione ai disordini scoppiati nel 1992 dopo che quattro agenti della polizia di Los Angeles erano stati assolti per l’arresto e il pestaggio di Rodney King. Aveva solo otto anni e la violenza nel sud di Los Angeles sembrava lontana. Il suo romanzo di debutto, Black kids, si svolge durante quella settimana surreale del 1992, e segue la diciassettenne Ashley nei suoi ultimi giorni come studente di una scuola privata, compreso un viaggio in macchina la sera del ballo finale nel cuore dei disordini. Il caso di King canalizzò la rabbia nera in America, la stessa rabbia che è emersa recentemente in risposta alle uccisioni da parte della polizia di Breonna Taylor, George Floyd e altri neri disarmati. Hammonds Reed ha scritto Black kids senza alcuna preveggenza del momento attuale. “Quando ho cominciato il romanzo nel 2015, volevo davvero usare il passato come uno specchio. Quanto ci siamo mossi, o non ci siamo mossi, dal 1992?”, dice. “Non avevo idea di quanto il testo sarebbe diventato rilevante”.
Bethanne Patrick, Los Angeles Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1460 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati