Giornalismo antifemminista

◆ L’articolo di Jason Horowitz (Internazionale 1477) racconta le soluzioni ipotizzate dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri per il problema dei rifiuti. È da un po’ che questo argomento non compare nei nostri giornali. Ora che a governare la città non c’è più una giovane donna ma un uomo di mezza età, si pone l’accento sulle soluzioni che lui ha ipotizzato e non sulla sua incapacità, come si era soliti fare. Qualche pagina dopo un giornalista irlandese racconta il declino del Regno Unito. Nell’articolo si descrive la nuova prima ministra come una donna poco seria e senza carisma. La narrazione è sempre la stessa: una donna al potere non sarà mai “abbastanza”, e nel momento in cui sta per esserlo diventa “eccessiva”. Di una donna si commenta il carattere, di un uomo i propositi e le azioni. Non condivido le idee e le scelte politiche di Virginia Raggi né quelle di Liz Truss. Spero però che Internazionale non dia spazio, anche se in modo involontario, a commenti così antifemministi.
Elena Mondolfo

Cacciatori di metano

◆ L’articolo sull’incremento di metano (Internazionale 1478) mi pare un po’ sensazionalistico e blando. Anziché soffermarsi sul punto di non ritorno e su quanto l’intervento umano sia fondamentale, gli autori parlano del circolo vizioso che il metano sta creando, come se fosse una scoperta recente. Gli scenari futuri sono preoccupanti, spero che saremo in tante e tanti a chiedere che la crisi climatica diventi la priorità politica. Ci vediamo in piazza per lo sciopero globale per il clima.
Mila

I missionari buddisti

◆ Credo che l’articolo sui missionari buddisti (Internazionale 1477) contenga troppi stereotipi sulle confessioni cristiane, che vengono presentate in maniera superficiale. È chiaro che un singolo articolo non può dare conto della varietà delle esperienze missionarie, ma mi sfugge l’utilità di questa comparazione tra i credi religiosi. Un conto è l’influenza delle religioni sulla politica e la vita delle persone, un altro l’esperienza religiosa, la cui varietà merita, laicamente, di essere trattata senza etichette. Se si vuole dare spazio alle diverse esperienze e alle voci critiche delle chiese cristiane, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ne guadagneranno la comprensione e il dialogo, di cui abbiamo sempre più bisogno.
Lettera firmata

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Questo articolo è uscito sul numero 1479 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati