Bones and all è un horror macabro, una storia d’amore giovane e proibito e una parabola per quel pensiero segreto, terribile ed euforico, che entra in testa a tutti gli adolescenti: io sono diverso. Taylor Russell interpreta Maren, una ragazza timida e intelligente, che, abbandonata dal padre, si mette in cerca della madre nel Midwest degli anni ottanta. Maren è una cannibale e lungo la strada incontra altri come lei, tra cui il bellissimo e spiantato Lee di cui s’innamora. C’è qualcosa di bizzarramente innocente nel cannibalismo di Maren e Lee, e Luca Guadagnino ci persuade che i due sono vittime del fato, un po’ come i protagonisti della Rabbia giovane di Terrence Malick. La compulsione a mangiare carne umana raccontata in Bones and all è un cannibalismo molto diverso da quello cinico e mondano del dottor Lecter. E non è neanche una semplice metafora per la ribellione, l’emarginazione e la dissidenza (maliziosamente creata a beneficio di giovani vegani). Perché riguarda anche la povertà, i senzatetto, la spietatezza della sopravvivenza e la vergogna segreta per un tipo speciale di fame che non ti abbandona mai. Bones and all è un film eccessivo e originale, cattivo, spaventoso e sorprendente nel suo deformato idealismo romantico.
Peter Bradshaw, The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1488 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati